La produzione automobilistica italiana ha recuperato terreno nel primo semestre 2026, ma i volumi restano troppo bassi per parlare di una svolta industriale. Secondo i dati preliminari dell’ANFIA, tra gennaio e giugno sono state costruite 167.367 autovetture, il 26,1 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il confronto favorevole deriva però anche dalla debolezza della base precedente.

L’intero 2025 si era chiuso con 238.000 automobili prodotte, in calo del 19,8 per cento, mentre il totale degli autoveicoli aveva raggiunto 474.000 unità. Il dato delle sole vetture è meno della metà delle circa 541.000 costruite nel 2023 e appena un terzo delle 742.642 raggiunte nel 2017, quando la produzione italiana si trovava comunque già al di sotto del milione di esemplari annui superato all’inizio degli anni 2000.
Il calo degli ordini ha progressivamente ridotto il lavoro sulle linee e il trasferimento all’estero di alcune produzioni, aggravato dal ritardo dei nuovi modelli, ha impedito di recuperare i volumi perduti. La domanda di auto elettriche invece è rimasta al di sotto delle previsioni, privando gli stabilimenti della spinta attesa proprio quando l’espansione dei costruttori asiatici aumentava la pressione su impianti già utilizzati soltanto in parte.

La Fiat 500 Hybrid a Mirafiori e la nuova Jeep Compass a Melfi possono sostenere la ripresa, ma il loro contributo dovrà essere valutato su un periodo più lungo. Pomigliano continua a dipendere in larga misura dalla Panda, mentre Cassino lavora con volumi ridotti e frequenti sospensioni. L’aumento registrato nella prima metà del 2026 non basta quindi a risolvere gli squilibri accumulati negli anni.
La continuità del recupero dipenderà anche dall’assegnazione di modelli capaci di impegnare stabilmente gli impianti e da programmi industriali che accompagnino lavoratori e fornitori verso le nuove tecnologie. Senza una crescita duratura delle vetture costruite nel Paese, il miglioramento percentuale del 2026 rischia di rappresentare soltanto un rimbalzo rispetto a un anno eccezionalmente debole.
