Un secondo modello a Mirafiori? Se ne parla, e stavolta lo dice un dirigente con tanto di microfono acceso. Al Salone di Parigi Arnaud Belloni, da poco al vertice di Fiat, Abarth e Lancia, ha dichiarato che ci stanno lavorando “molto seriamente”. Quale auto sia, però, resta un segreto custodito molto bene.
Il piano è quello che arriva al 2030, ma tempi, caratteristiche e modalità produttive sono ancora da scrivere. Per Torino sarebbe una svolta attesa da anni: smettere di vivere a una sola famiglia, quella della 500, e dare allo stabilimento di Mirafiori una continuità che i lavoratori aspettano da mesi. Prima di brindare, però, servono volumi, investimenti e un calendario.

Belloni ha giocato la carta del cuore: origini italiane, undici anni nel gruppo ai tempi di Marchionne, una trasferta settimanale a Torino per seguire il team. Tra i progetti c’è una vettura piccola e votata alla competitività, per la quale ha evocato la Citroën 2CV. Semplicità e accessibilità, quindi, ma con un design moderno e (più o meno) senza nostalgia di plastica.
La 500, intanto, resta l’icona. Belloni l’ha paragonata alla Porsche 911, da custodire e aggiornare nel tempo, e ha promesso una nuova generazione. Quando e con quali numeri, non è dato sapere. Il paragone con Zuffenhausen è ambizioso, speriamo almeno che il listino non lo prenda alla lettera.
Poi è arrivato Antonio Filosa a far scendere la temperatura. Per nuove linee servono condizioni industriali più competitive: energia meno cara e logistica più efficiente. Il confronto con la Spagna è impietoso, perché in Italia l’energia costa più del doppio. Sul costo del lavoro, invece, i margini sono limitati. Stellantis, ha ricordato, ha rispettato il Piano Italia investendo più del promesso, e le trattative con governo e istituzioni locali sono aperte.
Mirafiori fa i conti con cassa integrazione, mercato debole e forniture di motori a singhiozzo. La produzione annuale dovrebbe fermarsi a 60.000 unità, ben sotto il traguardo iniziale di 100.000. A Cassino va peggio, meno di 9.000 veicoli nei primi nove mesi dell’anno.
Qualche segnale positivo c’è. I volumi italiani sono cresciuti del 30%, Mirafiori ha raddoppiato la produzione e l’obiettivo è chiudere l’anno al doppio del 2025. Filosa stesso, però, ammette che i problemi degli stabilimenti non sono risolti.
