A quanto pare, per costruire un’auto che sembra uscita dagli anni Settanta serviva un motore elettrico. Parola di Laurens Van den Acker, capo del design del Gruppo Renault, secondo cui la Renault 5 di oggi non sarebbe mai nata con un termico sotto il cofano (con buona pace di coloro che speravano ancora nell’ibrido).
Il motivo è una questione di muso. Un motore a combustione chiederebbe sbalzi anteriori molto più generosi, e addio proporzioni da utilitaria vecchia scuola. L’elettrico ha invece un propulsore compatto, un passo lungo e sbalzi cortissimi, con tanto spazio per cerchi grandi e vistosi.

Van den Acker fa notare che negli anni Settanta e Ottanta non esistevano zone di assorbimento d’urto così estese né un arsenale di dispositivi di sicurezza come quello attuale. La modernità ha ingrassato le auto, la batteria (si fa per dire) le ha rimesse a dieta.
La nuova Renault 5 è un filo più alta dell’originale, ma le ruote enormi fanno il lavoro sporco e l’occhio non si accorge di nulla. Il designer la riassume come la vecchia R5 ingrandita del 110%. Formula che il mercato ha evidentemente digerito, dato che è l’elettrica più popolare del segmento B in Europa.
La carta della nostalgia è stata giocata sapientemente da Renault, magari per portare alla dimensione elettrica delle icone termiche. Un modo per far convergere i due mondi e strizzare l’occhio alla clientela giovane e meno giovane. Da un lato chi non ha vissuto certi miti, dall’altro chi pensa (si illude) di riviverli. Tutta una sottile questione di marketing?

Twingo, R5 e R4 pescano a piene mani dall’album di famiglia, mentre concept come R8 Gordini ed E-Space continuano a spolverare l’eredità del rombo, ma Mégane e Scénic parlano già un linguaggio contemporaneo.
I prossimi modelli avranno un look più attuale. Quanto ai cinesi, la rinascita dei classici sarebbe stata decisa prima del loro sbarco. “Le avremmo fatte comunque”, assicura. Chissà se a Pechino la bevono.
La prossima mossa è già disegnata, ed è un’ibridazione di categorie: veicoli più alti di una berlina ma più bassi di un SUV, un crossover pensato per far convivere aerodinamica e abitabilità. Non è escluso il ritorno del minivan, visto che l’E-Space Concept reinterpreta il primo Espace del 1984. Proprio il monovolume, quello che il mondo ha giurato di aver sepolto sotto una montagna di SUV.
Il tutto poggerà sulla piattaforma RGEV Medium 2.0, attesa al debutto nel 2028 per le compatte e le medie elettriche del marchio. Le promesse parlano di un’autonomia fino a 750 km WLTP e ricariche in 15 minuti. Due i modelli confermati finora, la nuova Scénic e la Rafale, che verrà prodotta a Palencia, in Spagna.
