Il marchio (prima solo) tedesco aveva fatto della piccolezza la sua filosofia, quasi un manifesto. Poi, come spesso accade nell’industria auto, è arrivata la tentazione del grande. SUV, berliner, dimensioni crescenti: Smart ha trascorso gli ultimi anni a inseguire un mercato che non era esattamente il suo. Adesso sembra voler tornare a casa.
La nuova Smart #2 è stata avvistata in Cina durante i test su strada e il debutto ufficiale è fissato per il Salone dell’Auto di Pechino 2026, il 24 aprile. Lunga circa 2,7 metri, con un passo di 1,9 metri, la #2 è a tutti gli effetti una microcar elettrica, una categoria che il marchio, in teoria, non avrebbe mai dovuto abbandonare.

Il design parla chiaro. Sbalzi corti, cofano compatto, fari dal carattere deciso e un tetto in tinta con la carrozzeria. Agli occhi di chi ha vissuto l’era della ForTwo di seconda generazione, la somiglianza è tutt’altro che casuale. È una citazione voluta, quasi un atto di riconciliazione con la propria identità. Le prese di ricarica sono posizionate nei parafanghi anteriori, le maniglie adottano una soluzione distintiva sui bordi delle portiere. Gli esemplari avvistati montano cerchi in acciaio, quasi certamente sostituiti da cerchi in lega sulla versione definitiva di serie.
Sotto la carrozzeria lavora la nuova architettura modulare ECA, con tecnologia propulsiva firmata Geely, un singolo motore elettrico sull’asse posteriore e una batteria da 30 kWh. Il design esterno, invece, porta la firma del team Mercedes, che nella joint venture 50:50 con Geely, attiva dal 2019, si è ritagliato esattamente quel ruolo.

Il CEO globale di Smart, Tong Xiangbei, ha dichiarato senza mezzi termini che costruire una microcar è tecnicamente più complesso che sviluppare un’auto di grandi dimensioni. Quasi una giustificazione retroattiva degli anni trascorsi a produrre veicoli sempre più lunghi, culminati quest’anno con la Smart #6 EHD, berlina da quasi cinque metri destinata al mercato cinese.
Proprio la Cina è il terreno su cui la #2 è chiamata a fare la differenza. I numeri attuali del marchio in quel mercato sono impietosi: appena 2.974 unità consegnate tra gennaio e febbraio 2026. Una city car elettrica compatta, in un paese dove le microcar a basso costo stanno riscrivendo le regole del gioco, potrebbe essere la mossa giusta.
