Stellantis, 22 miliardi bruciati per inseguire un futuro che nessuno voleva

Stellantis ha costruito montagne di auto elettriche che nessuno voleva comprare, ignorando bellamente cosa desideravano davvero gli automobilisti.
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Le azioni di Stellantis sono crollate del 20% venerdì mattina a Milano, trascinandosi dietro il sogno di un’industria che aveva deciso di correre verso l’elettrico senza prima verificare se qualcuno li stesse seguendo. Una perdita di 22 miliardi di euro, dividendi sospesi per il 2026 e l’imbarazzante necessità di raccogliere 5 miliardi tramite obbligazioni ibride. Praticamente, un piano di salvataggio.

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Il CEO Antonio Filosa, ultimo arrivato dopo una lunga gestione Tavares, ha confezionato la giustificazione perfetta, quella che suona bene nei comunicati stampa: “abbiamo sovrastimato il ritmo della transizione energetica”. In soldoni, negli ultimi anni, Stellantis ha costruito montagne di auto elettriche che nessuno voleva comprare, ignorando bellamente cosa desideravano davvero gli automobilisti. Quelli veri, non quelli delle proiezioni di marketing.

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La débâcle si trascina da anni. Le azioni hanno perso il 25% nel 2025, il 40,5% l’anno prima, e anche nel 2026 sono già sprofondate del 13%. Intanto, Valeo e Forvia hanno accompagnato la caduta con perdite sopra l’1,2%, mentre Renault scivolava del 2%. Un effetto domino che racconta quanto il settore automotive europeo stia navigando a vista, inseguendo slogan sostenibili più che clienti reali.

Per salvarsi, Stellantis ha recentemente annunciato “il più grande investimento nella storia dell’azienda negli Stati Uniti”. Si tratta di 13 miliardi di dollari in quattro anni, 5.000 nuovi posti di lavoro e il lancio di 10 nuovi prodotti. Ha anche cancellato quelli che “non riuscivano a generare profitti su larga scala”, decisione coraggiosa.

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Nel secondo semestre 2025, la quota di mercato statunitense è salita al 7,9% e Stellantis ha mantenuto la seconda posizione in Europa. Numeri che suonano come vittorie, ma che arrivano dopo aver bruciato 22 miliardi per capire l’ovvio. Gli automobilisti vogliono auto che funzionano, che si possono permettere e che rispondono alle loro necessità, non ai diktat ideologici di Bruxelles o ai sogni green dei consigli di amministrazione.