Mirafiori, benvenuti nel caos: Stellantis non ha abbastanza operai

I piani di mobilità volontaria e gli abbandoni incentivati hanno svuotato Mirafiori proprio mentre la produzione doveva accelerare.
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Lo scorso lunedì, Mirafiori si è fermata. Un’ora di sciopero, dalle 10:10 alle 11:10, sulla linea della Fiat 500 Hybrid. Non per un guasto, non per l’ennesima cassa integrazione che ha scandito praticamente gli ultimi vent’anni dello stabilimento torinese, ma per qualcosa di molto più “banale”: i lavoratori non ce la fanno più.

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La dirigenza di Stellantis aveva immaginato di rilanciare il sito con la produzione di circa 100.000 unità all’anno della nuova 500 ibrida. Un piano ambizioso, se non fosse che nel frattempo qualcuno si è dimenticato di un dettaglio: servono persone per farle, le auto. Persone in carne e ossa, non proclami in conferenza stampa.

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Gianni Mannori, rappresentante della Fiom, lo dice senza giri di parole da settimane: le postazioni di lavoro stanno collassando. I piani di mobilità volontaria e gli abbandoni incentivati hanno svuotato la fabbrica proprio mentre la produzione doveva accelerare. Così, chi è rimasto si ritrova schiacciato da ritmi massacranti, senza che dall’alto arrivi nemmeno una risposta. “Dopo averci fatto morire di fame, non possiamo accettare tutto”, sintetizza Mannori.

Stellantis ha annunciato l’assunzione di 440 persone attraverso il CEO Antonio Filosa, ma la realtà è più complicata. Il gruppo punta su personale temporaneo, solo che le agenzie di reclutamento faticano a trovare candidati qualificati. Nel frattempo, il 31 gennaio avrebbe dovuto segnare la fine della ristrutturazione e l’inizio di una nuova era per Mirafiori. Invece, all’inizio di questa settimana un problema informatico ha rimandato a casa 1.200 lavoratori del primo turno, annullando di fatto la giornata.

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Problemi tecnici, carenza cronica di manodopera, tensioni sociali. Lo stabilimento torinese sembra sull’orlo del collasso. La Fiat 500 Hybrid potrebbe davvero rappresentare una speranza per il sito, ma Stellantis dovrà dimostrare rapidamente che non si tratta solo di una bella notizia per i giornali. Intanto, i lavoratori, non sono di certo rimasti in silenzio.