Stellantis sta vivendo una vera e propria crisi di identità esistenziale motorizzata. Anche perché a cambiare è stata recentemente la direzione del Gruppo. Dopo anni passati a vendere la favola dell’elettrico come unico futuro possibile, il gruppo guidato da Antonio Filosa ha deciso di premere il tasto reset e tornare indietro verso i motori termici.
Le indiscrezioni che circolano sul web, in particolare quelle rilanciate da Terzo Garage (fonte solitamente affidabile) parlano chiaro. Stellantis starebbe lavorando a due nuovi motori termici. Uno di questi è addirittura un diesel 1.6, in sviluppo nella storica fonderia di Carmagnola, a una trentina di chilometri da Torino. Proprio così, un diesel. Quella tecnologia che fino a ieri era il demonio, oggi tornebbe prepotentemente in scena.

Secondo fonti vicine al sito produttivo, sarebbe già in corso la realizzazione del basamento per questo nuovo motore. Un segnale inequivocabile: il gasolio non morirà presto, nonostante tutti i proclami apocalittici degli ultimi anni. Anzi, Stellantis starebbe puntando a una nuova generazione di motori diesel conformi alla normativa Euro 7, per inquinare rispettando le regole.
Resta da capire dove verrà prodotto questo motore e, soprattutto, su quali modelli finirà. L’ipotesi più accreditata riguarda i veicoli commerciali, anche se Stellantis ha già il suo 2.2 diesel prodotto a Pratola Serra. La cilindrata più contenuta del 1.6 lo renderebbe invece ideale per le autovetture, e qui spunta il nome dell’Alfa Romeo Tonale, fresca di restyling. Il nuovo propulsore potrebbe evolvere l’attuale 1.6 da 130 CV o dar vita a un inedito mild hybrid diesel, assente nella gamma.
Sempre da Carmagnola arrivano voci di nuovi motori benzina destinati alla futura Fiat 500 Abarth, con volumi tra le 20.000 e 30.000 unità. Si parlerebbe di un benzina MHEV più potente rispetto agli attuali, perché anche lo Scorpione ha diritto alla sua dose di cavalli.
E mentre l’Unione Europea ci ripensa sulle auto termiche post-2035, Stellantis potrebbe anche oltre, magari in Nord Africa e Sud America, mercati dove il diesel è ancora re. Il futuro, evidentemente, non è così elettrico. È un misto di opportunismo e un pizzico di sana retromarcia.
