Stellantis ferma in ricarica: otto mesi di attesa per le batterie francesi

La crisi di ACC non è un caso isolato. È lo specchio di un’Europa che fatica a costruire un’industria locale “vera” delle batterie.
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A Billy-Berclau, vicino Lille, sembra essere calato il disastro dall’alto. Non è una tempesta, non è uno sciopero: è la promessa solenne di Emmanuel Macron che si schianta contro la realtà della produzione industriale. Qui, nello stabilimento inaugurato in pompa magna nel 2023 come simbolo della rinascita francese nel settore delle batterie, Automotive Cells Company (ACC) riesce a sfornare circa 1.000 batterie al mese. Per intenderci, l’ambizione era tutt’altra. Conseguenza? Ritardi fino a otto mesi per modelli elettrici come la Peugeot 3008 e la 5008.

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La retorica della sovranità europea sui veicoli elettrici si dissolve in una dichiarazione più inquietante: “l’avvio è difficile”, come ha dichiarato il Segretario Generale dell’ACC Matthieu Hubert. In altre parole, forse, “siamo nei guai”. Per rimettere in carreggiata la produzione e ridurre gli elevati livelli di scarto, ACC ha dovuto chiamare esperti dalla Cina, proprio quel Paese dalla cui “morsa” l’Europa vorrebbe liberarsi. Ironico.

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Mentre Stellantis si trova invischiata nei problemi di questa joint venture con Mercedes-Benz e TotalEnergies, il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa ha già messo mano alle forbici. Dunque, addio al pick-up elettrico RAM 1500, arrivederci alle versioni ibride plug-in di Jeep e Chrysler in Nord America. Il ripensamento strategico è drastico, figlio delle pesanti perdite di quote di mercato ereditate dall’era Carlos Tavares, quando prezzi gonfiati e problemi di qualità hanno fatto scappare i clienti.

La crisi di ACC non è un caso isolato. È lo specchio di un’Europa che fatica a costruire un’industria locale delle batterie degna di questo nome. Il crollo di Northvolt in Svezia, sostenuta da giganti come Volkswagen e BMW, racconta la stessa storia di ambizioni tradite. Anche gli altri progetti di ACC in Germania e Italia sono stati congelati, mentre Stellantis cerca alternative con LG Energy Solution in Canada, Samsung SDI in Indiana e con la cinese CATL in Spagna.

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E allora, quante fabbriche di batterie servono davvero? La risposta sembra essere “molte meno di quelle pianificate”, anche se è la produttività a essere al centro, più della quantità di impianti. Intanto, a Billy-Berclau, si continua a imparare. Troppo lentamente.