Il 1.2 PureTech ha fatto scuola, lo sappiamo, ma nel senso peggiore. Anni di polemiche sulla cinghia di distribuzione a bagno d’olio hanno trasformato quel tre cilindri di casa Stellantis in un caso da manuale, ovvero quello che non si fa. Il colosso, quindi, ha preso nota e ora riparte da zero, o quasi.
Il nuovo motore 1.2 Turbo 100 arriva con la catena di distribuzione. Una scelta che rappresenta praticamente un’ammissione. Sarebbe sbagliato liquidarlo come un semplice aggiornamento tecnico: secondo Stellantis, circa il 70 per cento dei componenti, calcolati per valore, è stato riprogettato. Pistoni, fasce elastiche, blocco cilindri, sistema di lubrificazione, tutto rivisto.

Il motore ha 1.199 cm cubici, eroga 101 CV a 5.500 giri e 205 Nm già a 1.750. L’iniezione diretta lavora a 350 bar, il turbo è a geometria variabile e c’è il ciclo Miller per tenere a bada consumi ed emissioni.
In fase di sviluppo, Stellantis dice di aver macinato oltre 30.000 ore di prove al banco e più di tre milioni di chilometri con prototipi. Alcuni esemplari avrebbero superato i 200.000 chilometri. Numeri che, dopo il disastro reputazionale del predecessore, servivano.

Il punto che continua a fare rumore riguarda la manutenzione. Il tagliando completo è previsto ogni 25.000 chilometri o ogni due anni, con un controllo intermedio annuale, quindi due anni con lo stesso olio dentro. Non è una situazione considerabile uguale per tutti: chi percorre autostrade e strade extraurbane ha il motore nelle condizioni migliori grazie a temperatura stabile, olio che scalda bene e pochi avviamenti a freddo.
Chi invece usa l’auto in città vive un’altra storia. Tragitti corti, code, continui avviamenti: il motore raggiunge la temperatura di esercizio, ma l’olio può restare freddo più a lungo. In queste condizioni benzina e umidità entrano nella coppa e degradano lentamente il lubrificante. Si tratta del profilo di utilizzo di una fetta consistente degli acquirenti di una city car.
L’olio non riduce soltanto l’attrito. Raffredda le zone più sollecitate, raccoglie le impurità, protegge la distribuzione, quella che adesso è a catena e che, per funzionare bene, ha bisogno di olio pulito quanto il vecchio sistema. Forse di più, con il tenditore idraulico in gioco.
Chi percorre soprattutto brevi tragitti urbani farebbe bene ad anticipare il cambio olio a 10.000 o 15.000 chilometri. È semplice buon senso, lo stesso che Stellantis avrebbe fatto bene ad applicare qualche anno prima.
