UE, obiettivo 90% di riduzione delle emissioni: il 5% lo paghiamo agli altri

L’Europa fissa l’obiettivo climatico 2040: riduzione del 90% delle emissioni, ma con trucchi contabili e un rinvio strategico sull’ETS2.
emissioni traffico emissioni traffico

L’UE ha ufficializzato il suo nuovo totem sacro, il 2040. Un numero che, sulla carta, dovrebbe far tremare le vene ai polsi di chiunque tiene stretti gli idrocarburi, specie guardando a quell’obiettivo vincolante di ridurre del 90% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. Una svolta storica, dicono nei corridoi di Bruxelles. Ma se gratti via la superficie del proclama ambientalista, quello che resta è il solito blocco di clausole e scappatoie strategiche.

Advertisement
commissione ue bruxelles

Il primo trucco è un classico della contabilità: dal 2036 in poi, gli Stati membri potranno “comprare” fino al 5% di questa riduzione all’estero, acquistando certificati climatici internazionali da paesi terzi. Dunque, il taglio reale interno sarà dell’85%, non del 90. Quel 5% mancante lo paghiamo a qualcun altro perché faccia il lavoro sporco al posto nostro.

Advertisement

La Commissione voleva fermarsi al 3%, ma Parlamento e Stati hanno preferito allargare la maglia del setaccio. Il tutto, ovviamente, basato su attività definite “credibili”. Una parola che ha lo stesso peso specifico di una promessa elettorale facilona.

Il quadro si inserisce nella solita traiettoria del Green Deal, che punta al -55% entro il 2030 per arrivare alla neutralità climatica del 2050. Adesso, però, il percorso ha una pietra miliare intermedia col bollino UE, che diventerà legge a tutti gli effetti 20 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, applicandosi direttamente senza che i governi nazionali possano metterci bocca.

commissione ue bruxelles

La polpetta avvelenata per il settore automotive e il riscaldamento domestico si chiama ETS2. Qui la politica ha avuto paura del portafoglio dei cittadini: l’entrata in vigore del sistema di scambio di quote (sotto il principio di “chi inquina paga”) per trasporti e riscaldamento slitta dal 2027 al 2028.

Advertisement

Un anno di tregua per i prezzi di benzina, diesel e gas naturale, una mossa per evitare che la rabbia sociale esploda troppo presto sotto l’effetto di rincari insostenibili. Ma non fatevi illusioni: il meccanismo resta un cappio che si stringe. I fornitori dovranno comprare certificati per ogni grammo di CO2 emesso dai loro carburanti, e queste quote diminuiranno del 5,1% ogni anno.

La scarsità, per legge di mercato, farà decollare i prezzi. L’UE ha un piano, ha qualche flessibilità di facciata e l’abilità tutta sua di rinviare l’inevitabile. Ma alla fine, il conto di questa cena climatica arriverà puntuale sul cruscotto del consumatore finale. Come sempre.