La potente VDA Verband der Automobilindustrie (l’Associazione tedesca dell’industria automobilistica) pressa la Commissione Europea. Ieri è tornata alla carica, come riporta Autonews: quel taglio dal 100% di CO2 al 90% serve a pochissimo. Bruxelles intende imporre nuovi requisiti all’industria automobilistica riguardanti l’acciaio verde e i carburanti rinnovabili. “Si tratta di condizioni in cui la disponibilità delle rispettive risorse è fuori dal nostro controllo: la nostra industria è ancora una volta dipendente da sviluppi che non può influenzare”.
Cosa succederà ora? La palla passa al Parlamento Europeo e ai singoli Stati membri (come Germania e Italia), che dovranno decidere se ammorbidire la proposta della Commissione: se ne discuterà a febbraio 2026, col governo germanico che dovrà per forza esporsi. Improbabile che si metta di traverso rispetto all’auto.
Secondo noi
A nostro avviso, un risveglio tardivo sia della VDA sia della politica di centrodestra tedesca. L’opposizione dura era da fare nel 2019, all’epoca del Green Deal. Ora, mettere una pezza è difficilissimo, per la presenza delle fortissime lobby verdi coi loro intreressi.
Caso di rilevanza mondiale
Lo scontro tra Germania e Unione Europea sul destino dell’auto è diventato il caso geopolitico e industriale più rilevante del decennio. Se fino a pochi anni fa Berlino sembrava la capofila del Green Deal, oggi il governo tedesco e la associazione di categoria VDA guidano la rivolta contro il bando dei motori termici previsto per il 2035. Il motivo è semplice: Berlino ha capito che puntare esclusivamente sull’elettrico mette a rischio non solo la sua economia, ma la stabilità stessa dell’Europa. E teme l’ascesa della destra.
La Germania è il leader mondiale nell’ingegneria dei motori a combustione interna (ICE). Rinunciarvi significa distruggere un vantaggio competitivo accumulato in un secolo. Per questo, Berlino ha preteso che dopo il 2035 possano circolare auto termiche alimentate da e-fuels. Il vantaggio: Questi carburanti renderebbero i motori tradizionali “climaticamente neutri” (quasi del tutto) senza dover rottamare l’intera flotta esistente o rivoluzionare le linee produttive.
La dipendenza strategica dalla Cina
Passare al 100% elettrico significa consegnare le chiavi della mobilità europea alla Cina, che controlla circa l’80% della catena di approvvigionamento delle batterie e delle terre rare. La VDA sottolinea che l’Europa sta passando dalla dipendenza dal gas russo alla dipendenza dai minerali cinesi, un rischio geopolitico inaccettabile.
Come per le colonnine
Proprio come avvenuto per i punti di ricarica, siamo all’antitesi della certezza della pianificazione. Il Parlamento europeo e gli Stati membri hanno ora un ruolo essenziale da svolgere nel modificare la proposta della Commissione. Le proposte consistono in nuove richieste di documentazione e rendicontazione, rinvii e adattamenti che non riflettono la realtà né includono le correzioni di rotta urgentemente necessarie. Tutta burocrazia, appesantimento.
Se nel 2035 saranno disponibili quantità sufficienti di acciaio verde prodotto nell’UE a prezzi competitivi, è fuori dal controllo dell’industria automobilistica. Lo stesso vale per il collegamento dell’adeguamento del target all’uso di carburanti rinnovabili. Quando gli obiettivi per un’industria sono legati a tali fattori, una strategia affidabile diventa impossibile.

Ibride plug-in, il silenzio
Inoltre, la Commissione UE non ha fornito una risposta su come rafforzare il ruolo degli ibridi plug-in e il loro contributo alla protezione del clima. La transizione verso un trasporto stradale rispettoso del clima non avrà successo attraverso una maggiore regolamentazione, ma solo migliorando le condizioni quadro e creando incentivi, dice la VDA. Ulteriori misure potrebbero essere esplicitamente controproducenti, complicando ulteriormente la trasformazione già economicamente impegnativa e aumentando il carico amministrativo per le aziende e gli operatori di flotte. “Serve ridurre, non aumentare, la burocrazia”.
