Siccome i privati stanno alla larga dall’auto elettrica, le lobby verdi corrono ai ripari e vogliono obbligare le grandi aziende a farsi una flotta di BEV. Si passa dalla pressione contro il singolo alla pressione verso il gigante.
Come evidente, le cose cambiano. Il privato lo persuadi a furia di blocchi della circolazione, tasse, accise, Zone a Traffico Limitato, multe: così, con incentivi, km zero altro doping in un mercato tossico, arrivi a fatica a un 17% circa che è bugiardo. L’automobilista non ha modo di reagire, subisce passivamente listini del termico altissimi e si adegua, optando in alternativa per l’usato termico (comunque reso carissimo dal Green Deal 2019 col ban 2035). Ma con la grande flotta dell’azienda di dimensioni importanti, il discorso cambia.
Rivale grande azienda: occhio al contropiede
La grande azienda sposta capitali, dà occupazione, paga tasse fortissime. Se l’UE pressa le società, queste hanno modo di mettersi di traverso. Non sono enti di beneficenza, ma imprese per macinare profitti a tutto spiano in un sistema capitalistico dove l’auto è il protagonista numero uno: ci si sposta in macchina, con comodità, libertà e sicurezza.
Noleggio a lungo termine di auto elettriche: suicidio
La grande azienda o compra la flotta o la prende a noleggio dalle compagnie, pagando canoni mensili. Se la società non si è piegata all’elettrico, un motivo ci sarà in Europa: le BEV sono un ostacolo alla libertà di movimento, perché, le colonnine sono poche e lente. E perché gli elettroni per ricaricare costano. Oltretutto, quando si rivende la singola macchina elettrica, c’è da mettersi le mani nei capelli: soggette a rapida obsolescenza tecnologica, quelle vetture non valgono proprio niente.
Ecco perché le grandi aziende e le compagnie di noleggio a lungo termine stanno alla larga dall’auto elettrica come la peste. Di certo, non rinunceranno a macinare utili per i desideri di un gruppo di eco appassionati che pressa su Bruxelles, per propri interessi che qui non interessa approfondire (fatti personali e dei loro influencer).

Ne vedremo delle belle
Il braccio di ferro tra Bruxelles e il mondo corporate è appena iniziato. Le grandi aziende, che ogni anno immettono sul mercato milioni di veicoli attraverso il noleggio a lungo termine e il leasing, sono diventate il nuovo terreno di caccia delle lobby verdi. L’idea è semplice quanto brutale: imporre quote minime di acquisto di veicoli a zero emissioni per tutte le società che superano una certa soglia di fatturato o numero di dipendenti.
C’è lo schema da tempo: acquisto del veicolo a prezzo scontato, noleggio per 36-48 mesi, rivendita sul mercato dell’usato (valore residuo). L’auto elettrica rompe questo giocattolo. Un nuovo software e una nuova chimica delle batterie rendono il modello dell’anno precedente un ferro vecchio: il valore residuo delle BEV è imprevedibile e spesso disastroso.
Obbligare queste aziende a elettrificare le flotte significa costringerle a iscrivere a bilancio perdite potenziali per miliardi di euro. Occhio al caso Hertz negli Stati Uniti, che ha dovuto svendere migliaia di Tesla per tornare ai motori termici a causa degli alti costi di riparazione e della svalutazione. Grandi aziende di logistica e multinazionali del settore alimentare o farmaceutico dispongono di flotte capillari per la forza vendita e le consegne.
Per queste realtà, passare all’elettrico è un’incognita. Ma figuriamoci se CEO e azionisti vogliono ragionare con le misteriose “x” del futuro, le variabili che possono divorare i profitti. Ne vedremo delle belle, specie nel Parlamento UE, quando si discuterà della proposta della Commissione UE sulle quote green delle grandi aziende.
