Il mercato automobilistico italiano si trova di fronte a un bivio. I dati di chiusura del 2025 confermano un’anomalia tutta nazionale: mentre il resto d’Europa arranca verso la transizione energetica, l’Italia è ferma. Con una quota di veicoli ricaricabili stoppata al 12,6%, il nostro Paese si conferma l’ultima ruota del carro tra i grandi mercati continentali. Il distacco rispetto ai partner europei non è più una semplice differenza di passo, ma un abisso. Il Regno Unito è al 34,5%, la Germania al 30,0%, la Francia al 26,7%. Persino la Spagna, storicamente più vicina ai nostri volumi, ci distanzia nettamente con il 19,6%. Da noi le elettriche rappresentano appena il 6,2% delle immatricolazioni.
Mai in Serie B: un’onta indelebile
Nessuno vuole andare in Serie B: è un’onta, un marchio indelebile storico che resta appiccicato per sempre. Occorre che l’Italia automotive resti in Serie A, sempre nell’élite mondiale. Senza una sterzata decisa, i costruttori globali, dovendo allocare le produzioni di modelli elettrici (necessari per evitare le multe UE), privilegeranno i mercati dove la domanda è sostenuta da politiche fiscali coerenti, come Francia e Germania. L’Italia, in questo scenario, diventerebbe un mercato di sbocco per le giacenze di motori termici, allontanandosi sempre di più dagli standard tecnologici e ambientali del resto del continente.
Flop elettrico: ecco la soluzione
Nessun privato vuole l’auto elettrica né in Italia né in Europa: quei mezzi si vendono solo con incentivi colossali e con le km zero. In un mercato tossico per il doping incentivi e km zero, la soluzione è trasformarsi. Oggi, l’UE multa le Case che non vendono BEV, lato offerta. Domani, l’UE potrebbe multare aziende e Stati: si punta sulle flotte green. Il flop elettrico spinge verso la rivoluzione. E se lo Stato non fa di tutto per passare all’elettrico, c’è il rischio multe: proprio come per smog, rifiuti, acque reflue e tutte le altre ammende UE a carico dell’Italia.
Il Pacchetto Automotive in arrivo
Il 16 dicembre scorso, la Commissione Europea ha presentato il nuovo Pacchetto Automotive, attualmente in fase di Trilogo. Il cuore della proposta riguarda le grandi flotte aziendali, prevedendo quote minime obbligatorie di veicoli a zero emissioni per le grandi imprese a partire dal 2030. Decideranno Consiglio e Parlamento UE. In Italia, il canale delle flotte (aziende e noleggio) rappresenta il combustibile del rinnovamento del parco circolante. Tuttavia, senza una riforma profonda della fiscalità, questi obiettivi rischiano di trasformarsi in un onere insostenibile.

Urge la svolta
Secondo l’Unrae, Unione Case estere in Italia, urgono fattori abilitanti: vantaggi fiscali, portare la detraibilità al 100% per i veicoli a zero o bassissime emissioni, eliminare la penalizzazione che accomuna le auto elettriche a quelle termiche. Elevare i tetti di deducibilità per le imprese che investono in tecnologie pulite, rendendo economicamente razionale il passaggio all’elettrico. Rivedere le soglie di tassazione per i dipendenti, premiando chi sceglie l’auto alla spina come benefit aziendale. Proprio sul fronte dei Fringe Benefit, dal 1° gennaio 2025 è entrata in vigore una tripartizione delle aliquote (10% per le BEV, 20% per le PHEV e 50% per le termiche), ma si tratta di un passo ancora insufficiente se non inserito in un quadro di detraibilità IVA più coraggioso.
Tocca allo Stato
La materia fiscale è di esclusiva competenza nazionale. L’Europa traccia la rotta e fissa le sanzioni, ma spetta al governo italiano fornire gli strumenti per evitare che il settore automotive affondi sotto il peso di multe evitabili e di una competitività perduta.
