Stando a quanto si legge in giro, sarebbero in vigore due accordi per abbattere i dazi auto e altre barriere: UE-Mercosur (Sudamerica) e UE-India. In realtà, no, i due patti non sono in vigore. Il Parlamento UE ha paralizzato l’accordo fra Unione Europea e Mercosur, tanto che prima vuole sentire il parere della Corte di Giustizia UE su temi bollenti. Inoltre, Consiglio ed Europarlamento devono votare il patto con l’India: ci sarà una battaglia tremenda.
Auto europea affamata ma a bocca asciutta
L’industria auto europea, alle prese con l’invasione cinese in UE e col flop elettrico, cerca spazio in Sudamerica e India. Molto interessata la Germania. Ma i dazi tengono alti i prezzi, per cui al momento siamo al nulla di fatto. C’è solo il sì della Commissione UE: in un sistema democratico, serve l’ok eventuale di Parlamento e Consiglio. Dove la spaccatura è terribile: abbiamo Germania contro Francia. Una bella differenza rispetto al 2019, quando Berlino e Parigi votarono per il Green Deal auto elettrica con ban termico 2035. Adesso, i tedeschi si sono amaramente pentiti, spaventati dalla disoccupazione automotive per il flop elettrico e dall’ascesa della destra.
Il miraggio del libero scambio e il muro dei dazi auto
L’industria automobilistica europea sta vivendo il suo momento più buio dall’invenzione del motore a scoppio. Schiacciata tra una transizione elettrica che fatica a trovare acquirenti di massa e l’offensiva commerciale senza precedenti dei costruttori cinesi, l’Europa guarda ai mercati emergenti come a una scialuppa di salvataggio. Sudamerica (Mercosur) e India rappresentano, sulla carta, i bacini di utenza ideali per smaltire l’eccesso di produzione.
Se ne parla da troppo tempo
Nonostante se ne parli da oltre vent’anni, l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) resta un fantasma legislativo. Sebbene la Commissione UE abbia dato il suo via libera tecnico, il processo politico si è trasformato in una palude. Il Parlamento Europeo ha paralizzato l’iter, sollevando dubbi di natura etica, ambientale e giuridica. La questione è finita addirittura sotto la lente della Corte di Giustizia UE, chiamata a esprimersi su temi spinosi come la deforestazione in Amazzonia e il rispetto degli standard climatici.
Per Berlino, l’accesso privilegiato al mercato sudamericano è una questione di sopravvivenza. Con il mercato cinese che sta diventando sempre più ostile e autosufficiente, i marchi tedeschi (Volkswagen in primis) hanno bisogno di abbattere i dazi che oggi rendono le auto europee beni di lusso proibitivi in Brasile e Argentina. Per Parigi, invece, l’accordo rappresenta una minaccia mortale per il proprio settore primario, un settore capace di paralizzare il Paese con proteste di piazza violentissime.

India, quanti guai
Se il Mercosur è bloccato da decenni, il dialogo con l’India non è da meno. Nuova Delhi è nota per essere uno dei mercati più protezionisti al mondo. Per un’auto europea varcare i confini indiani significa affrontare dazi che possono superare il 100%, raddoppiando di fatto il prezzo di listino. L’India vuole proteggere la propria industria nascente (Tata, Mahindra) e accetta cali tariffari solo in cambio di massicci investimenti produttivi in loco. Le divergenze sui brevetti, specialmente nel settore farmaceutico, restano un ostacolo insormontabile. L’India chiede maggiore libertà di movimento per i propri lavoratori qualificati in Europa.
