Il Touareg è vivo, per ora. Ma i mesi contati li ha davvero, dopo 24 anni di onorata carriera come ammiraglia di Volkswagen, senza urlare il proprio prezzo, ma facendolo decisamente sentire. E quando uscirà di scena, si aprirà un vuoto che a Wolfsburg non hanno ancora deciso come colmare, ma che sicuramente non vogliono lasciare aperto.

Martin Sander, responsabile vendite del marchio, ha confermato che l’azienda sta valutando seriamente un successore elettrico. Un ipotetico ID. Touareg che arriverebbe dopo l’ID. Golf, costruito sulla nuova piattaforma SSP, e che potrebbe ereditare, come già accade oggi, tecnologie sviluppate in casa Audi e Porsche. La stessa logica, in salsa elettrica.
Il punto però è quasi filosofico. Sander ha spiegato con precisione chi sono i clienti del Touareg: “Persone benestanti con i piedi per terra. Gestiscono attività commerciali, ma sono discreti. Non vogliono mettersi in mostra. Non è appropriato presentarsi davanti ai clienti o in cantiere con una Porsche Macan”. Una descrizione che vale più di qualsiasi studio di mercato.

Esiste cioè una fascia di acquirenti, solida, concreta, poco appariscente, che vuole qualità e raffinatezza molto elevate, spazio, presenza su strada, ma non vuole il marchio premium cucito sul cofano. Non è Audi, non è Porsche, non è BMW. È Volkswagen. Ed è disposta a spendere cifre da premium per restare nel perimetro del “marchio della gente”. Un paradosso che Volkswagen ha saputo sfruttare per decenni, prima con la Phaeton, berlina scomparsa nel 2016 e rimasta un esperimento quasi clandestino, poi con il Touareg.
Ora quella nicchia rischia di restare scoperta, e Sander lo sa. “Stiamo valutando le opportunità per la prossima generazione”, ha dichiarato, specificando che il formato rimarrà quello di un SUV di grandi dimensioni, “perché l’80% di quel mercato è costituito da SUV”, e che la propulsione sarà interamente elettrica. Il mercato aspetta, i clienti discreti, probabilmente, anche.
