Addio PureTech: in autunno Stellantis chiude davvero il capitolo amaro a Douvrin

Il 30 ottobre Stellantis ferma la produzione di motori a Douvrin dopo 40 milioni di propulsori. Fine di un’era, inizio di un’altra, forse.
stellantis, Douvrin

Il 30 ottobre, a Douvrin, si spengono i motori, letteralmente. Stellantis ha fissato la data di chiusura della produzione di propulsori endotermici nello stabilimento francese. Una riunione straordinaria del consiglio di fabbrica ha reso ufficiale quello che in realtà era già scritto dall’anno scorso, quando il gruppo aveva anticipato la progressiva uscita di scena dei motori a combustione interna dal sito.

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Douvrin ha una storia lunga quanto il motorismo francese moderno. Fondata nel 1969 come Française de Mécanique, la fabbrica ha prodotto oltre 40 milioni di propulsori in poco più di mezzo secolo. Tra i motori usciti da quelle linee c’è anche il V6 PRV, unità nobile che ha equipaggiato i modelli di punta di Peugeot, Renault e Volvo per quasi due decenni. Non esattamente roba da dimenticare in fretta.

stellantis, Douvrin
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Oggi lo stabilimento Stellantis rientra nel comprensorio di Valenciennes e produce ancora, tra le altre cose, la versione non ibrida del motore EB, quello conosciuto anche come PureTech, che ha subito un calo significativo della domanda. Un calo, peraltro, abbastanza eloquente sulle traiettorie del mercato.

La transizione ha già mosso i suoi pezzi. Di 340 dipendenti Stellantis entrati a far parte della vicina Gigafactory ACC si sa da tempo. Altri 337 sono stati ricollocati attraverso programmi di mobilità interna o esterna nel corso dell’ultimo anno. Restano meno di 50 lavoratori a tempo indeterminato e circa 50 con contratto a termine ancora da riposizionare.

stellantis, Douvrin

Per il bacino minerario del Pas-de-Calais, la chiusura di Douvrin ha un peso specifico diverso da quello di un semplice aggiornamento industriale. Il sito è stato per decenni uno dei perni dell’economia locale, con un organico che al suo apice superava abbondantemente le migliaia di unità.

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Quello che prende il posto dei motori, batterie, celle, tecnologie per la mobilità elettrica, è già in costruzione a pochi chilometri di distanza. La Gigafactory ACC è lì, a dimostrare che la continuità geografica esiste, anche quando quella tecnologica è tutt’altro che scontata.