Alfa Romeo è al bivio più pericoloso della sua storia

Alfa Romeo chiude il 2025 con +20% di vendite e 73.000 unità immatricolate. Il Biscione è al bivio più delicato della sua storia recente.
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Siamo arrivati a 73mila unità immatricolate nel 2025, un +20% rispetto all’anno precedente. Sulla carta, dunque, Alfa Romeo non ha mai avuto così tanto da festeggiare negli ultimi anni. Nella realtà, quei numeri hanno aperto una domanda scomoda alla quale il marchio milanese dovrà rispondere prima o poi: crescere va bene, ma a quale prezzo?

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Il merito della risalita è distribuito su più fronti. Junior ha performato oltre le aspettative nel segmento B, la Tonale è tornata più convincente dopo un affinamento che l’ha resa più coerente con il carattere del marchio, e persino Giulia e Stelvio, confermate in produzione fino a fine 2027, hanno ritrovato slancio, complice il ritorno delle versioni Quadrifoglio e un calendario di edizioni speciali pensato per tenere alta l’attenzione. Il Biscione respira. Ma il respiro è ancora affannoso.

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Al centro della discussione c’è una scelta che l’arrivo di Santo Ficili alla guida di Alfa Romeo, e di Antonio Filosa al vertice di Stellantis, ha reso improvvisamente urgente. La rinuncia al segmento E, che l’ex CEO Imparato aveva invece messo nel mirino, è già un segnale eloquente. Se a questo si aggiunge la possibile espansione verso ulteriori modelli compatti, il disegno strategico comincia ad assomigliare a qualcosa di preciso: più volumi, mercato più largo, ambizioni ridimensionate verso il basso.

Il problema è che Alfa Romeo non è Volkswagen, né vuole esserlo. La sportività autentica, la riconoscibilità stilistica, la tensione verso il premium: sono questi gli ingredienti che storicamente separano il Biscione dalla massa. E sono esattamente quelli che rischiano di sbiadire nel momento in cui la logica dei numeri prende il sopravvento sulla logica del carattere.

Già oggi molti alfisti guardano alla Junior e alla deriva SUV-centrica con un misto di rassegnazione e diffidenza. Il timore, nemmeno troppo velato, è che alla fine Alfa Romeo possa diventare un marchio come gli altri: presentabile, vendibile, ma privo di quella scintilla che lo ha reso irresistibile.

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La verità la scopriremo quando il nuovo piano strategico sarà finalmente sul tavolo a maggio. Lì, tra le righe dei comunicati e tra le carrozzerie dei modelli annunciati, capiremo se il Biscione ha scelto di crescere senza perdere se stesso.