Elettrico convinto e alleati cinesi: il modello Renault vincerà?

Mentre i leader dell’auto invocano pietà a Bruxelles, il CEO di Renault François Provost lancia la sfida (e la mano) alla Cina.
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C’è una strana aria di rassegnazione nei salotti buoni dell’automotive europeo. Mentre Ola Källenius agita bandiere rosse all’impazzata e Oliver Zipse implora Bruxelles di stracciare i decreti sul 2035, c’è chi, come Antonio Filosa in Stellantis, si sta occupando di lucidare i V8 HEMI come fossero reliquie di un’epoca d’oro. Sembra proprio un teatro della nostalgia. Poi c’è François Provost. Il nuovo timoniere di Renault, tutt’altra filosofia.

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Subentrato a Luca de Meo, ha preferito la visione d’insieme e ha deciso di smettere di “fare la vittima”. Il piano strategico 2026-2030 di Boulogne-Billancourt è un documento asciutto, privo degli appelli contro il divieto dei motori termici che tanto piacciono ai CDA di molti altri grandi costruttori.

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Provost non è un guerriero dell’elettrico, è solo un realista che sa leggere un bilancio. Mentre i suoi colleghi starebbero perdendo tempo a litigare con i burocrati europei, il numero uno di Renault ha capito che il vero muro contro cui rischiamo di schiantarci non è una legge, ma una nazione, la Cina.

Con il 10% del mercato europeo già in tasca e un dominio tecnologico imbarazzante, Pechino non aspetta che noi finiamo di piangere sui motori termici. La risposta di Renault è brutale e passa per la riduzione dei tempi di sviluppo, si noti i soli (quasi) due anni per la nuova Twingo elettrica, oltre alle alleanze strategiche (vedi Geely) che salvano i conti.

Il cuore della sfida è la piattaforma RGEV Medium 2.0. Architettura a 800 volt, batterie LFP per abbattere i costi e una ricarica che in quindici minuti garantisce 750 km di autonomia. Numeri, non chiacchiere da bar. Eppure, Provost non è un ingenuo. Sa che l’infrastruttura di ricarica in molte zone è ancora un miraggio, e allora ecco la mossa scaltra: integrare un piccolo motore termico come range extender, sviluppato proprio con i cinesi di Geely.

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Mentre Alpine rallenta per non bruciarsi, Dacia accelera portando la Sandero nel mondo degli elettroni e scommettendo su una potenziale kei car europea, la Hipster. Niente “ibridi subliminali” o soluzioni pasticciate per compiacere i nostalgici di Stellantis. Renault ha scelto di smettere di guardare il futuro attraverso lo specchietto retrovisore. Si può essere d’accordo o meno. Solo la storia (il mercato) dirà se avrà avuto la meglio su tutti gli altri in Europa.