Renault ha deciso di fare un passo molto concreto verso l’automazione industriale del futuro. Presentando il piano strategico futuREady lo scorso 10 marzo, il gruppo francese ha annunciato l’intenzione di introdurre 350 robot umanoidi nei propri stabilimenti entro il 2027. L’obiettivo è chiaro: ridurre del 30% il tempo necessario per costruire un’auto e abbassare del 20% i costi di produzione nell’arco di cinque anni.
Anche Renault punta forte sui robot umanoidi che affiancheranno i suoi operai senza sostituirli
È una scelta che inevitabilmente farà discutere, perché quando si parla di robot umanoidi in fabbrica il pensiero corre subito al futuro del lavoro. Renault, però, prova a spiegare la propria visione in modo piuttosto preciso. L’idea non è quella di sostituire in massa gli operai sulla linea finale, dove velocità, sensibilità e capacità di adattamento dell’uomo continuano a fare la differenza. Piuttosto, il piano punta a spostare sugli umanoidi le attività più pesanti, ripetitive e meno qualificate, quelle che incidono di più sullo sforzo fisico e che possono essere svolte da una macchina in modo continuo, anche di notte.
Un primo esempio arriva già dallo stabilimento di Douai, dove un robot umanoide viene utilizzato per trasportare gli pneumatici destinati ai modelli elettrici Scenic e R5. Parliamo di carichi fino a 40 chili, quindi di un compito fisicamente impegnativo, che per una persona significa fatica ripetuta e per una macchina rappresenta invece un’attività eseguibile con regolarità e senza interruzioni.

Il robot è stato sviluppato da Wandercraft, startup francese nella quale Renault ha acquisito una quota di minoranza nel giugno 2025. Un dettaglio interessante è che la seconda generazione di questo umanoide è stata progettata in appena 40 giorni, sfruttando un patrimonio di ricerca costruito in oltre dieci anni nel campo degli esoscheletri medicali. Questo aiuta a capire che non si tratta di una semplice dimostrazione tecnologica, ma di un progetto pensato per avere un impatto reale nella fabbrica.
Renault non è comunque sola in questa corsa. BMW ha già avviato test a Lipsia, Mercedes-Benz sta sperimentando i robot Apollo nei suoi impianti ungheresi, Hyundai punta con decisione su Atlas dopo l’acquisizione di Boston Dynamics e Tesla continua a sviluppare il progetto Optimus. Anche Stellantis osserva con attenzione, e non è escluso che possano arrivare novità nel prossimo piano strategico.

Il punto, naturalmente, resta sempre lo stesso: fino a che punto questa evoluzione cambierà davvero il lavoro in fabbrica? Le case automobilistiche parlano di supporto, alleggerimento delle mansioni più dure ed efficienza. Ma è chiaro che una trasformazione di questo tipo solleva interrogativi che vanno oltre la produzione. Perché i vantaggi industriali sono evidenti, ma il tema dell’equilibrio tra innovazione, occupazione e organizzazione del lavoro resterà centrale ancora a lungo.
