Renault ha presentato il suo nuovo piano per il periodo 2026-2030. Tra i tanti annunci fatti, c’è la volontà di porre fine all’uso dei motori a combustione interna a partire dal 2030. L’azienda francese ha deciso di intraprendere una nuova era con un piano completamente nuovo chiamato futuREady. La logica di fondo rimane la stessa in Renault. Tuttavia, l’obiettivo di questo piano è molto diverso dal precedente.
Svelato il nuovo piano di Renault per i prossimi 5 anni: in arrivo tante nuove auto
Da qui nasce la nuova strategia del marchio, che guarda dritto al 2030 e mette sul tavolo un programma importante: 26 nuovi modelli in arrivo nei prossimi anni. Non si tratta quindi di un semplice aggiornamento di gamma o di qualche intervento mirato su modelli già esistenti. Renault sta preparando una fase nuova, molto più ampia, che punta a rafforzare il marchio in Europa ma anche, e forse soprattutto, fuori dai suoi confini tradizionali.
A presentare il piano, a Parigi, è stato il CEO François Provost, che ha scelto una linea piuttosto chiara. L’elettrico continuerà a essere una parte centrale del futuro Renault, ma l’ibrido non verrà messo da parte. Ed è proprio questo il punto che rende la strategia interessante, perché fotografa con una certa onestà la situazione attuale del settore.

Negli ultimi anni molte case automobilistiche avevano descritto il passaggio all’elettrico come un processo veloce, quasi inevitabile nei tempi e nei modi. Oggi, però, il quadro appare più complesso. In Europa, ad esempio, l’adozione delle auto a batteria continua a crescere, ma non con la linearità che ci si aspettava. Pesano i costi, pesano le infrastrutture, pesa anche il fatto che molti clienti non si sentano ancora pronti a cambiare del tutto abitudini.
I numeri aiutano a capire la portata del progetto. Entro il 2030 arriveranno 26 nuovi modelli, di cui 12 destinati al mercato europeo e 14 pensati per i mercati internazionali. Questa divisione dice molto delle intenzioni del gruppo. Renault non vuole soltanto consolidare la propria presenza in Europa, ma intende rafforzarsi in modo sempre più deciso anche su altri mercati, ampliando il proprio peso a livello globale.
C’è poi un obiettivo molto preciso: superare i due milioni di veicoli venduti all’anno entro la fine del decennio, con una quota crescente di immatricolazioni realizzate fuori dall’Europa.
Naturalmente, una parte decisiva di questo percorso passa dall’elettrificazione. Renault continuerà a investire nelle auto elettriche, nelle batterie e nelle piattaforme dedicate, confermando che la direzione di lungo periodo resta quella. Però, allo stesso tempo, il gruppo ha chiarito che anche l’ibrido continuerà a essere parte della gamma oltre il 2030.
È un dettaglio che in realtà dettaglio non è. I sistemi E-Tech restano infatti molto importanti, soprattutto in Europa, dove per tanti automobilisti rappresentano ancora una soluzione equilibrata. Offrono consumi contenuti, una gestione semplice nella vita di tutti i giorni e permettono di avvicinarsi all’elettrificazione senza il salto netto richiesto da un’elettrica pura. In sostanza, Renault sembra dire che la transizione non sarà uguale per tutti e che, almeno per ora, serve una gamma capace di parlare a esigenze diverse.
Il nuovo piano prende il nome di futuREady e segna una nuova fase dopo il percorso avviato con Renaulution, il programma che aveva accompagnato il rilancio del gruppo negli ultimi anni. Stavolta l’idea è entrare in un ciclo più stabile, più strutturato, costruito su alcuni punti fermi: più prodotti, più innovazione, migliori risultati operativi e una macchina industriale più efficiente.

Tra le novità in sviluppo c’è anche una nuova piattaforma elettrica con architettura a 800 volt, pensata per migliorare le prestazioni delle future vetture a batteria e ridurre i tempi di ricarica. È un aspetto tecnico rilevante, perché dimostra che Renault vuole continuare a investire anche sulla qualità dell’esperienza d’uso delle elettriche, non solo sull’ampliamento dell’offerta.
Accanto a questo, il gruppo continuerà a muoversi sul terreno delle partnership e delle collaborazioni industriali, ormai sempre più importanti in un settore dove sviluppare nuove tecnologie richiede investimenti enormi.
