Il tasso di utilizzo attuale degli impianti europei di Stellantis si attesta intorno al 60%. Una cifra che, se la si guarda senza troppa pietà, dice in pratica che quasi la metà della capacità produttiva del gruppo se ne sta ferma. Emanuele Cappellano, nel presentare il piano strategico Fastlane 2030, ha messo questo numero al centro del discorso. E ha detto che si può fare molto meglio.
L’obiettivo è portare il dato di utilizzo all’80%. Si tratta, senza giri di parole, della percentuale che separa un’industria che spreca da una che compete. Per arrivarci, Stellantis non ha intenzione di chiudere stabilimenti. La strada è un’altra: riconversione dei siti, flessibilità produttiva, condivisione della capacità con partner industriali e, soprattutto, una valanga di nuovi prodotti.

Il piano, infatti, prevede quasi 50 lanci entro il 2030: oltre 25 nuovi modelli e più di 25 restyling. Il Gruppo, negli ultimi anni, aveva dato l’impressione di voler razionalizzare soprattutto tagliando.
Il caso di Poissy racconta meglio di qualsiasi comunicato stampa dove stia andando questa strategia. Lo stabilimento francese è destinato a trasformarsi da classica linea di assemblaggio auto a polo per componenti ed economia circolare. È il simbolo concreto di un cambio di rotta: le fabbriche europee di Stellantis non devono più solo montare vetture, ma devono adattarsi a un mercato che si muove veloce.

Sul fronte prodotto, i segmenti A, B e C restano la spina dorsale. Il segmento C in particolare viene considerato strategico: rappresenterà circa il 30% del mercato europeo e continuerà a generare margini significativi. Stellantis vuole presidiarlo con forza, e i numeri del piano lancio sembrano coerenti con quest’ambizione.
Il gruppo guidato da Antonio Filosa, insomma, punta a un riequilibrio che suona quasi ovvio, ma è tutt’altro che scontato: produrre di più, farlo meglio, sprecare meno. È il minimo per restare nel gioco.
