C’è qualcosa di doloroso nel vedere una Ferrari LaFerrari, l’apice tecnologico di Maranello, trattata con la stessa cura che si riserverebbe a un vecchio container. Eppure, a Manila, il telaio numero 204219 sta vivendo il suo personalissimo inferno tropicale. Non ci sono box climatizzati o teli di seta qui, ma solo il nastro della polizia filippina e uno strato di polvere che sta lentamente soffocando la vernice di uno dei soli 499 esemplari al mondo.
Venduta nel 2019 a Riyadh per l’astronomica cifra di 2,35 milioni di dollari, questa hypercar oggi fluttua in un mercato collezionistico che la valuta tra i 3 e i 5 milioni di euro. O meglio, la valutava. Perché lasciarla parcheggiata all’aperto, sotto il sole equatoriale e le piogge torrenziali delle Filippine dal febbraio 2025, non è solo una questione di burocrazia, ma un autentico delitto.

Il calore estremo sta già cucinando le guarnizioni e opacizzando il trasparente della carrozzeria di questa Ferrari, mentre l’umidità asfissiante aggredisce le finiture in pelle degli interni e la delicatissima elettronica di bordo. Anche i freni in carbo-ceramica, nati per staccate al limite, soffrono il degrado silenzioso dell’inattività in un ambiente salmastro.
Il sequestro, avvenuto durante un’irruzione dell’Ufficio delle Dogane presso la TopCar Specialist and Trading Inc., ha portato alla luce un tesoro da 1,4 miliardi di pesos (68 milioni di euro), includendo Bugatti Chiron e McLaren Senna. Il Customs Modernization and Tariff Act precrive che senza dazi e tasse regolarmente versati entro quindici giorni, il veicolo diventi proprietà dello Stato. Le autorità hanno promesso che non ci sarà la solita, barbara distruzione sotto i cingoli di un bulldozer, ma che si procederà a un’asta pubblica.

Tuttavia, mentre il limbo amministrativo prosegue senza una data certa, la Ferrari LaFerrari numero 204219 continua a svanire. Ogni settimana di esposizione agli elementi allontana questo capolavoro dalle “condizioni da concorso”, trasformando un asset finanziario di altissimo livello in un monumento all’incuria.
