Lo stabilimento Stellantis di Mirafiori ha chiuso il primo trimestre del 2026 con 14.040 vetture prodotte, in crescita del 42,4% rispetto alle 9.860 unità dello stesso periodo del 2025. Si tratta di un dato che arriva in una fase particolarmente delicata per il sito torinese, rimasto negli ultimi anni al centro del dibattito sul futuro dell’automotive in Italia, e che rappresenta il primo segnale di ripresa dopo mesi complicati sul fronte dei volumi.

Secondo la Fim-Cisl, il merito della crescita è riconducibile soprattutto alla partenza produttiva della Fiat 500 ibrida, che ha contribuito a rimettere in moto le linee di Mirafiori in un momento in cui la 500 elettrica continua a muoversi con ritmi inferiori rispetto alle attese iniziali. Per il sindacato la nuova versione ibrida è uno degli strumenti principali per garantire continuità industriale al sito torinese e compensare almeno in parte le difficoltà incontrate dalla variante a batteria.
A sottolinearlo è stato il segretario generale della Fim-Cisl Ferdinando Uliano, secondo cui l’avvio della produzione della 500 ibrida è un risultato ottenuto anche grazie alle pressioni sindacali degli ultimi mesi. Il sindacato, però, invita a non leggere i numeri del primo trimestre come una soluzione strutturale. La ripresa viene interpretata piuttosto come un primo passo, perché il vero nodo resta quello di costruire una prospettiva di lungo periodo che non faccia dipendere il futuro dello stabilimento da un solo modello. Per questo Uliano insiste sulla necessità di nuove assegnazioni produttive in grado di irrobustire il carico di lavoro del sito e di ridurre la sua esposizione alle oscillazioni di un singolo prodotto.

Nel ragionamento della Fim-Cisl c’è anche un richiamo al valore delle competenze italiane come leva per il rilancio, con un’attenzione particolare all’affidabilità delle motorizzazioni, alla ricerca e sviluppo, al design e all’identità dei marchi.
Accanto al ruolo di Stellantis, il sindacato chiama in causa anche il governo, a cui viene chiesto un intervento più deciso sul comparto e sull’intera filiera dell’indotto. Tra le priorità indicate figurano il costo dell’energia, sempre più pesante per la competitività delle imprese, e il fronte occupazionale, dove la Fim-Cisl chiede continuità negli ammortizzatori sociali e investimenti più strutturati sulla formazione, per accompagnare la transizione del settore senza scaricarne il peso sui lavoratori.
