Ancora lui, Carlo Indelicato, creatore digitale, protagonista di un’altra idea intrigante. Indelicato ha pubblicato su LinkedIn quello che molti appassionati vorrebbero vedere dal vivo: un render della Fiat Ritmo Abarth pensata per arrivare fresca fresca per il 2026.
Carrozzeria rossa, dettagli neri, assetto basso, cerchi generosi, paraurti scolpiti e il marchio dello scorpione ben in vista. Una hot hatch muscolosa e contemporanea, che nasce da un desiderio molto preciso. E il messaggio che accompagna le immagini è altrettanto netto: non chiamatela nostalgia, chiamatela evoluzione.

Il fascino della Ritmo non si è mai spento del tutto. Le versioni Abarth degli anni Ottanta hanno lasciato una traccia profonda nella memoria degli automobilisti italiani, non per le prestazioni da supercar ma per quell’identità ruvida, immediata, inconfondibilmente italiana che oggi il mercato delle compatte sportive ha quasi del tutto dimenticato. Ogni volta che un nome del genere torna a circolare, anche solo in forma digitale, la risposta è immediata.

Olivier François, CEO di Fiat, ha già chiarito nei mesi scorsi che la Ritmo non rientra nei piani del marchio, né nel breve né nel medio periodo. Se un ritorno storico (ma molto meno emozionante) dovesse concretizzarsi davvero, il nome su cui puntare resta il “brand” Multipla, che Fiat sembra intenzionata a riportare al centro della propria strategia.
Il marchio torineseì ha un’agenda piuttosto fitta. Nel piano Stellantis, Fiat è indicata tra i quattro brand fondamentali del Gruppo insieme a Jeep, Ram e Peugeot, quelli che riceveranno la quota più consistente degli investimenti. In arrivo ci sono Grizzly, Grizzly Fastback, Multiplina (la Topolino a quattro posti), la nuova Pandina, la Koala, un pickup e un van. Una gamma ampia, costruita per coprire mercati diversi e rafforzare volumi dove Fiat conta ancora molto.
In questo contesto, la Ritmo Abarth resta un sogno a pixel. Certi nomi hanno ancora una presa emotiva che nessuna strategia di marketing riesce a replicare artificialmente.
