Nel catalogo Stellantis, accanto alle ombre lunghe del PureTech 1.2, esiste qualcosa di radicalmente diverso. Si chiama Hurricane 4, è un 2.0 turbo da 325 CV, e per ora il Vecchio Continente può solo guardarlo da lontano.
Il motore è nato nell’orbita Jeep, pensato per i mercati americani e per SUV di peso e dimensioni importanti come il Grand Cherokee. Ma la scheda tecnica parla una lingua universale, quella dell’ingegneria seria.

Al cuore del progetto c’è una tecnologia a pre-camera che richiama direttamente il V6 Nettuno di Maserati. Aria e carburante vengono miscelati in una camera separata sopra il cilindro, con un sistema a doppia iniezione che ottimizza qualità e completezza della combustione. Ogni cilindro lavora con due candele: la prima innesca la combustione nella pre-camera, la seconda gestisce il carico residuo sotto stress. A chiudere il pacchetto, un turbo a geometria variabile che garantisce pronta risposta.
Il risultato è un propulsore che dichiara circa 8,7 litri per 100 km. Un dato che va letto nel contesto giusto: non stiamo parlando di una berlina compatta, ma di SUV con massa considerevole e richieste prestazionali elevate. In quella categoria, il consumo è quasi una nota a margine.

Questo motore in Europa non c’è ancora. E proprio l’assenza lo rende interessante. Portato sul Continente, inevitabilmente in versione elettrificata, mild hybrid o plug-in, con una potenza complessiva stimabile intorno ai 380-400 CV, l’Hurricane 4 potrebbe diventare la risposta tecnica che Stellantis cerca disperatamente.
Alfa Romeo Giulia e Stelvio di nuova generazione avrebbero finalmente un cuore all’altezza delle ambizioni del brand. La gamma europea Jeep di fascia medio-alta ritroverebbe credibilità prestazionale. Persino alcune Maserati entry level potrebbero beneficiarne.
In un settore che deve tenere insieme normative in costante inasprimento, elettrificazione e domanda di prestazioni reali, l’Hurricane 4 è esattamente il tipo di carta che un costruttore come Stellantis non può permettersi di tenere ferma troppo a lungo in un cassetto americano. Così lontano, lontanissimo da noi.
