Non è più tempo di giri di parole diplomatici. Stellantis ha troppi posti per pochi ospiti. La verità, cruda e spiacevole per chi sente ancora di difendere una qualche forma di sovranismo industriale, è che il colosso guidato da John Elkann e Antonio Filosa ha individuato quattro “zavorre” produttive in Europa. Quattro stabilimenti di troppo che oggi pesano come macigni in un mercato che non ha mai davvero recuperato i numeri pre-pandemia e che costringono il secondo costruttore europeo a fare quello che i manager chiamano “ottimizzazione”. Per i lavoratori, invece, c’è solo tanta paura.
Sul tavolo della liquidazione (o della condivisione) ci sarebbero pezzi da novanta come Rennes in Francia, Madrid in Spagna e la nostra Cassino (più uno non ancora identificato). Il sito laziale dovrebbe essere l’orgoglio del Made in Italy e invece oggi riceve le visite degli “scout” cinesi di Dongfeng.

I rappresentanti di Pechino hanno già fatto il tour guidato a Rennes e Madrid all’inizio del mese, passando anche per Germania e Italia. L’idea è rianimare una vecchia partnership per produrre congiuntamente, scambiando i muri e i macchinari europei con l’accesso alla tecnologia elettrica di cui i cinesi sono ormai maestri.
Mentre Stellantis si trincera dietro il classico “nessun commento” da attività ordinaria, la realtà dei fatti parla di trasformazioni clamorose, come quella di Poissy vicino a Parigi, che dal 2028 smetterà di sfornare auto per trasformarsi in altro, lasciando a piedi fornitori storici come Forvia e OPMobility.

Il ministro competente in Italia, Adolfo Urso, sembra aver già steso il tappeto rosso, dichiarandosi aperto a chiunque voglia scommettere sul Paese, anche se quel chiunque arriva dall’Oriente per rilevare le spoglie di quella che fu l’industria nazionale.
Elkann e Filosa stanno cercando di spalmare il dolore tra diversi Paesi per evitare che la protesta esploda in un unico punto, ma il prossimo Capital Markets Day sarà il momento della verità. La sovraccapacità produttiva è un cancro che Stellantis vuole estirpare, anche a costo di vendere le chiavi di casa ai suoi rivali più temuti.
La chiusura di stabilimenti europei è chiaramente una questione politicamente delicata e costosa per un settore che cerca di conquistare acquirenti restii. Selezionando stabilimenti in diversi paesi, Elkann e Filosa cercano di diversificare il probabile impatto sull’occupazione e sui fornitori locali, hanno affermato alcune fonti.
