Stellantis starebbe valutando un progressivo abbandono dei motori benzina compatti con cinghia di distribuzione in bagno d’olio a favore dei propulsori della famiglia Firefly, che utilizzano invece una catena. Se ne parla già da alcune settimane, ma l’indiscrezione, rilanciata dalla rivista brasiliana Quatro Rodas e priva per ora di conferme ufficiali, tocca uno dei punti più sensibili della storia recente del gruppo, legato alle criticità di affidabilità emerse su alcune unità 1.2 PureTech proprio a causa del deterioramento prematuro della cinghia, un problema che ha generato campagne di richiamo, contenziosi e un danno reputazionale ancora percepibile in diversi mercati europei.

I Firefly non rappresenterebbero una novità tecnologica per Stellantis, trattandosi di una famiglia di propulsori già impiegata su modelli dei marchi del gruppo come Fiat e Jeep in varie configurazioni e mercati, affiancata dalle evoluzioni GSE Turbo. La catena di distribuzione, rispetto alla cinghia in bagno d’olio, viene generalmente percepita come una soluzione più robusta nel lungo periodo e un’eventuale estensione di questi motori nell’offerta europea permetterebbe a Stellantis di archiviare la fase più problematica dell’era PureTech ricostruendo fiducia presso una clientela che su quel fronte ha sviluppato non poca diffidenza.
Secondo la stessa fonte, un peso maggiore dei Firefly nella strategia europea del gruppo sposterebbe parte del baricentro tecnico da soluzioni ereditate dall’area PSA verso propulsori sviluppati in casa Fiat, con radici progettuali italiane e brasiliane, ridisegnando almeno parzialmente gli equilibri interni tra le due anime di Stellantis sul fronte delle motorizzazioni termiche.

Un’eventuale espansione in Europa richiederebbe comunque un adeguamento significativo per rispettare i futuri limiti Euro 7. Tra le ipotesi già circolate figurano architetture mild hybrid a 48 Volt, cambi elettrificati a doppia frizione e interventi sull’efficienza complessiva dei propulsori, aggiornamenti senza i quali i Firefly nella loro configurazione attuale difficilmente potrebbero soddisfare i requisiti normativi previsti per i prossimi anni.
