Stellantis sta rivedendo le proprie priorità sui motori a benzina. Nel corso di un incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il gruppo ha confermato investimenti significativi sulla famiglia FireFly (GSE) nelle varianti turbo da 1.0, 1.3 e 1.5 litri, con l’obiettivo di adeguarle alla normativa Euro 7 e mantenerle in produzione anche oltre il 2030.

Fino a poco tempo fa il 1.2 PureTech sembrava destinato a restare il punto di riferimento globale del gruppo. Il tre cilindri compatto era stato progettato per equipaggiare numerosi modelli Peugeot, Citroën, Jeep e Alfa Romeo, puntando su efficienza, riduzione dei costi e semplificazione produttiva. Sulla carta, il progetto appariva solido. Con il tempo, però, sono emerse criticità che hanno inciso sulla percezione del motore.
Le prime versioni hanno sofferto problemi legati alla cinghia di distribuzione a bagno d’olio. Le evoluzioni più recenti hanno introdotto la catena, migliorando l’affidabilità, ma l’impatto sull’immagine del propulsore è rimasto. Parallelamente, il FireFly gode di una percezione più positiva in termini di robustezza e affidabilità.

Una sostituzione totale del PureTech resta improbabile nel breve periodo. Il motore è prodotto in diversi stabilimenti tra Francia, Europa orientale e Nord Africa, e una revisione completa richiederebbe tempo e investimenti rilevanti. Tuttavia, i segnali indicano una progressiva ridefinizione degli equilibri.
Se questa tendenza verrà confermata, i motori a benzina Stellantis destinati all’Europa potrebbero assumere sempre più una base progettuale italiana, costruita attorno alla famiglia FireFly. Una svolta che nasce da valutazioni tecniche ma anche dalla necessità di rafforzare la fiducia dei clienti in un momento delicato per l’intera industria automobilistica, che deve fare i conti con normative sempre più stringenti e la transizione all’elettrico.
