A giugno 2026, in Europa le elettriche hanno venduto più delle benzina. Non è un titolo di un qualche comunicato stampa di una lobby verde, ma sono i dati di immatricolazione del mercato UE + EFTA + Regno Unito.
Si parla di 360.843 veicoli elettrici immatricolati in un solo mese, +51% rispetto a giugno 2025. Nel perimetro UE la crescita sale al 60,7%, con 270.557 unità consegnate. Nello stesso periodo, le auto a benzina si sono fermate a 294.230 immatricolazioni, in calo del 12,2%. Il vantaggio delle elettriche ha superato le 66.000 unità.

Il diesel, nel frattempo, ha inanellato 81.978 vendite con un -16,9% che è ormai più un’elegia che un dato di mercato.
La quota degli elettrici puri si attesta al 25,6% del totale europeo a giugno: seconda categoria più venduta, dietro soltanto agli ibridi, HEV e MHEV combinati, che con 488.640 unità e +17,1% restano la motorizzazione più diffusa. I plug-in hanno fatto registrare 146.168 immatricolazioni, +22,7%.
La Francia ha quasi raddoppiato le vendite di elettrici in un anno: da 28.858 a 55.851 unità, +93,5%. La Germania guida i volumi assoluti con 84.057 BEV e +78,2%. L’Italia cresce dell’86,6%, pur partendo da una base strutturalmente più contenuta.

Il dato semestrale consolida la tendenza. Tra gennaio e giugno 2026, le immatricolazioni di elettrici in Europa hanno raggiunto 1.608.200 unità, +35,1% sul primo semestre 2025. Le benzina, nello stesso arco, sono scese a 1.590.767 unità, -16,2%. Il sorpasso c’è stato, e il margine, appena 17.433 unità, spiega il quadro più di qualunque previsione.
Nei singoli mercati la dinamica è irregolare ma univoca nel segno. La Croazia ha visto le vendite di elettrici quasi quintuplicarsi (+349,7%), la Slovenia crescere del 124,5%, la Bulgaria del 95,8%. Il Regno Unito, fuori dall’UE, segna +26,6% con 284.579 veicoli consegnati. La Norvegia, già oltre ogni soglia di saturazione, cresce appena dell’1,3%, che equivale a stare fermi.
Nell’UE, le benzina tengono ancora il primato complessivo: 1.309.153 contro 1.220.890 elettrici nel semestre. Il divario si sta chiudendo a una velocità che nessun modello previsionale di quattro anni fa aveva anticipato. La quota elettriche nell’Unione è passata dal 15,6% al 20,7% in dodici mesi.
