L’industria auto americana ha deciso di non aspettare. Meglio alzare i muri adesso, quando le auto cinesi negli Stati Uniti sono ancora quasi invisibili, che ritrovarsi tra qualche anno a fare i conti con un’invasione già avvenuta.
È questo il ragionamento dietro la mossa dell’Alliance for Automotive Innovation, l’associazione che riunisce i principali costruttori presenti sul mercato americano, Stellantis, GM, Ford, Toyota, Volkswagen, Hyundai, Honda, tra gli altri. L’associazione ha esortato il Congresso ad approvare entro fine anno una legge che vieti l’ingresso dei veicoli cinesi nel mercato americano. Non domani, non quando il problema sarà già esploso: adesso.

Il modello da non replicare è l’Europa. Fino a pochi anni fa i marchi cinesi erano una curiosità esotica, roba per chi cercava l’affare strano in fondo al listino. Poi è arrivata BYD, oggi un nome che conoscono quasi tutti, e con lei una scia di costruttori che hanno aperto punti vendita, lanciato modelli e, soprattutto, praticato prezzi difficili da ignorare. Lo scenario europeo è cambiato in modo strutturale, nessuno aveva previsto che sarebbe successo così in fretta.
Negli States i dazi hanno finora tenuto i produttori cinesi fuori dalla porta. I grandi gruppi sanno che una porta può sempre trovare una finestra. Il timore concreto è che un costruttore cinese decida di assemblare le proprie auto in un Paese terzo per aggirare le restrizioni. Per questo l’attenzione non si ferma ai veicoli finiti, infatti, nel mirino ci sono anche software, componenti elettronici e sistemi connessi, gli elementi che sulle auto moderne fanno sempre più la differenza e che potrebbero diventare un cavallo di Troia silenzioso.

Il caso Stellantis, però, è tutto un altro capitolo. Il gruppo che spinge per chiudere il mercato americano ai cinesi è lo stesso che ha scelto di investire direttamente in uno di loro. Stellantis detiene circa il 20 per cento di Leapmotor e, attraverso Leapmotor International (con il 51%), sta accompagnando il marchio nell’espansione internazionale.
Da un lato Fiat, Peugeot, Jeep e gli altri marchi del gruppo che in Europa combattono ogni giorno con rivali di Shenzhen. Dall’altro, una quota in uno di quei rivali e un interesse diretto nel suo successo fuori dalla Cina. Stellantis ha deciso che la competizione cinese si affronta anche dall’interno.
