Sarebbero in arrivo ben sei modelli entro il 2030. Jeep ridisegna così la propria mappa europea, e questa volta non si tratta di travasare sul Vecchio Continente la solita gamma pensata per le strade americane.
Il contesto, del resto, è cambiato parecchio. Normative sulle emissioni più severe, costi di adattamento lievitati, un pubblico che chiede SUV compatti, efficienti e tecnologici: Jeep deve restare fedele alla propria anima avventurosa senza ignorare le regole di un mercato ben diverso da ciò che vince oltreoceano.

Stellantis, quindi, scopre le carte: Jeep è uno dei quattro marchi globali su cui il gruppo concentrerà gli investimenti dei prossimi anni. In Europa la traduzione pratica è una gamma più ampia, più ibrida, più elettrica, ma con la trazione integrale a fare ancora da firma identitaria. Il 4×4, va detto, resta uno dei pochi argomenti che Jeep può ancora rivendicare senza troppa concorrenza.
A tracciare la rotta è Fabio Catone, responsabile europeo del marchio, che parla di una gamma completa entro fine decennio. Il primo banco di prova si chiama Recon: fuoristrada vero, elettrico, atteso già a inizio 2027. Sarà lì che si capirà se il DNA off-road sopravvive alla transizione a zero emissioni.
Poi c’è il capitolo che farà più rumore: un SUV di segmento D nato in Cina con Dongfeng, ma destinato anche alle strade europee. Jeep insiste che non si tratta di un rebadging travestito, ma di un modello con piattaforma nuova e un ruolo forte di Stellantis nello sviluppo, lo conferma Fabio Carli. L’accordo da 1,2 miliardi di dollari tra i due gruppi punta dritto a velocizzare i tempi, e per Jeep potrebbe essere la scorciatoia più rapida verso un segmento ancora quasi vergine sul mercato europeo.

In mezzo, due SUV di segmento B su base STLA One, uno compatto e uno più generoso, ad affiancare Avenger e Compass. Wrangler resta fuori dai giochi europei per ora, vittima delle emissioni più che della volontà.
