Il numero che dobbiamo citare è innanzi tutto questo: 15 mila vetture in tre mesi. Se il ritmo reggesse, e al momento non c’è motivo di credere che acceleri, Mirafiori chiuderebbe l’anno ben lontana dalle 100 mila unità che Stellantis aveva messo in vetrina nei mesi scorsi. Più realisticamente, si parla di 70 mila. Un risultato che, per uno stabilimento con quella storia sulle spalle, non sembra proprio un rilancio, ma una gestione del declino.
La Fiat 500 Ibrida era stata presentata come uno degli assi nella manica per ridare fiato al sito torinese. L’intenzione c’era, i numeri, però, non fanno esattamente sorridere. Nel frattempo gli stop si moltiplicano con una regolarità che comincia a essere difficile da derubricare a normale flessibilità produttiva.

Dopo la pausa legata al ponte del 2 giugno, è arrivato un nuovo fermo, motivato ufficialmente dall’esigenza di allineare l’offerta alla domanda. Seguiranno le chiusure del 24, 25 e 26 giugno per la Festa di San Giovanni, poi una fermata estiva di tre settimane ad agosto, che potrebbe tranquillamente trasformarsi nell’intero mese. Alle Carrozzerie, il sabato è già sparito dal calendario di lavoro, nonostante le promesse iniziali dicessero altro.
In questo clima la Fiom Piemonte ha deciso di portare la protesta dove non può passare inosservata, sotto il palazzo della Regione. Lunedì 15 giugno, dalle 9.30, presidio alla fermata Bengasi della metropolitana. La richiesta non è generica, servono nuovi modelli, nuove linee, investimenti che diano continuità reale al lavoro. Non annunci, non piani industriali che durano lo spazio di una conferenza stampa.

Il punto che i delegati di Mirafiori continuano a ribadire è uno solo: una singola vettura, per quanto ibrida, per quanto moderna, non può reggere il peso di decenni di storia industriale. Torino non è una città che ha avuto un rapporto qualunque con l’automobile. Perdere Mirafiori non sarebbe perdere uno stabilimento, sarebbe perdere un’identità.
