La Delta che Lancia non ha ancora voluto rifare è già realtà, da qualche parte. Solo che è completamente finta. A firmarla è Luigi Lumia, digital creator indipendente, che ha preso carta e matita, disegnato a mano esterni e interni e poi consegnato tutto all’intelligenza artificiale per trasformare i bozzetti in render. Anche il palcoscenico è fantasia, il Salone dell’Auto di Parigi, interamente virtuale. L’obiettivo è reinterpretare lo spirito della “Regina” in chiave moderna, strizzando l’occhio all’Integrale.

Il risultato è una tre porte bianca, bassa e larga, con passaruota allargati, cintura alta e sbalzi ridotti. Lumia ipotizza 4,40 m di lunghezza, 1,95 di larghezza e poco meno di 1,40 di altezza.
Il frontale mette in fila fari sottilissimi e una firma luminosa a calice, mentre le ruote enormi riempiono i passaruota fino al bordo. Dietro, spoiler importante, barra luminosa orizzontale e diffusore scuro con doppio terminale di scarico. Il logo Lancia sta sul montante posteriore, le maniglie sono a filo e le pinze freno rosse.

Dentro, strumentazione digitale squadrata, bocchette di aerazione sovrapposte, doppi vani portaoggetti, sedili avvolgenti con cuciture rosse. Ci sono comandi fisici, volante sportivo, leva del cambio e perfino un freno a mano tradizionale.

Il cuore di questa Delta dei sogni, però, è quello che fa venire l’acquolina. Un V6 biturbo da 2,9 litri di derivazione Alfa Romeo, accoppiato a un modulo ibrido plug-in sull’asse posteriore, per una trazione integrale elettrificata da oltre 500 CV.
Per capire perché la faccenda scaldi gli animi basta ricordare chi è la Delta originale. Disegnata da Giorgetto Giugiaro, debuttò nel 1979 e fu Auto dell’anno in Europa nel 1980. Poi vennero HF, Integrale ed Evoluzione, e tra il 1987 e il 1992 la famiglia conquistò sei titoli mondiali costruttori consecutivi nel Mondiale Rally. Un’autentica icona per generazioni di appassionati.
In passato si era parlato di un ritorno a batterie previsto per il 2028. Da allora la Delta è uscita di scena, un passo alla volta. Gaetano Thorel, responsabile del marchio per l’Europa, aveva già frenato: parlarne era prematuro, il 2028 non era una scadenza tassativa e prima bisognava consolidare i volumi. Oggi i riflettori sono su Ypsilon e Gamma, e Arnaud Belloni ha spiegato che la Delta, al momento, non è nei piani.
