Dal Parlamento arriva una conferma che è già una promessa a lunga scadenza: la nuova Fiat 500 sarà prodotta a Mirafiori dal 2030. Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis, lo ha dichiarato durante l’audizione davanti alle commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato. Quei quattro anni che separano il calendario dall’annuncio pesano tantissimo se si pensa ai tanti lavoratori in cassa integrazione.
Nel frattempo, lo stabilimento torinese continuerà a girare attorno alla 500 elettrica e alla 500 ibrida, quest’ultima ripartita a novembre scorso, senza l’arrivo imminente di altri modelli. Filosa ha difeso i numeri: a maggio 2026 la cassa integrazione sarebbe scesa del 77% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre la produzione sarebbe cresciuta del 155%.

“Non siamo dove vorremmo essere con la 500 ibrida, ma stiamo andando nella direzione corretta”, ha spiegato il CEO. Una frase che, tradotta, significa che la direzione è giusta ma la velocità è ancora da dimostrare.
Il problema, come sempre, è il tempo. Il 2030 offre una prospettiva industriale credibile sulla carta, ma per i lavoratori, il territorio e l’indotto quella data sembra un orizzonte lontano.
A dirlo è anche Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, dopo il confronto con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Per Cirio, l’arrivo della nuova 500 a Mirafiori dovrà essere anticipato da un aumento concreto dei volumi produttivi. Riconoscere il merito dell’introduzione del secondo modello a novembre è un gesto di buona volontà, ma la centralità dello stabilimento nelle strategie Stellantis, chiaramente, si misura sui livelli di produzione e occupazione.

Per questo il Piemonte non intende aspettare il 2030 con le mani in mano. La Regione ritiene necessario valutare l’arrivo di un terzo veicolo a Mirafiori, per garantire piena occupazione al sito e maggiore stabilità a una filiera che coinvolge decine di migliaia di posti di lavoro.
La posizione sarà portata al tavolo automotive previsto a Roma il 14 luglio. Tra promesse industriali e scadenze politiche, Mirafiori non ha altra scelta che restare in attesa, sperando che (filosoficamente) il 2030 non arrivi troppo tardi.
