Officine in Italia, riparare l’auto diventerà un lusso per pochi

L’Italia ha il parco auto più vecchio d’Europa, ma le officine indipendenti chiudono a ritmo record. Il rischio è un’emergenza sociale.
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Noi Italiani siamo un popolo di santi, poeti e navigatori, magari ormai più di automobilisti incalliti, e stiamo per diventare un popolo di appiedati. Non possiamo parlare di incredibili nuove concept car elettriche che nessuno comprerà mai. In Italia circolano 41 milioni di veicoli, con una densità di 701 vetture ogni 1.000 abitanti. Eppure, mentre il parco auto italiano invecchia spudoratamente, con un preoccupante 24,3% di auto che hanno superato i vent’anni, chi dovrebbe curare questi “malati” sta scomparendo.

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Stando al rapporto dell’Ufficio Studi CGIA negli ultimi dieci anni sembra proseguire un’emorragia silenziosa ma letale. Sono sparite oltre 8.400 officine indipendenti, un crollo del 10% che ha ridotto la rete dei piccoli autoriparatori a poco più di 75.000 unità. Non è selezione naturale, è asfissia.

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Da un lato ci sono i costi di gestione che hanno smesso di essere umani, tra affitti, bollette energetiche da brivido e normative che sembrano scritte per far chiudere chiunque non abbia un ufficio legale dedicato, dall’altro c’è il mostro della diagnostica avanzata. Le auto moderne non si riparano più con la chiave inglese. Servono computer, licenze software costose quanto una berlina e una formazione continua che le piccole botteghe storiche, spesso a conduzione familiare, semplicemente non possono permettersi.

Il mercato si sta concentrando nelle mani dei giganti, tra reti ufficiali e convenzioni assicurative che fanno il bello e il cattivo tempo, strozzando i margini di chi ha passato la vita sporcandosi le mani di grasso.

Se pensate che sia solo un problema di fatturato, vi sbagliate di grosso. In regioni come l’Abruzzo o la Puglia, dove il calo delle officine sfiora il 16%, l’automobilista che non può permettersi il nuovo (ovvero quasi tutti) si ritrova senza alternative. Il ricambio generazionale, poi, è un miraggio. I giovani preferiscono la stabilità, o l’illusione della stabilità, delle grandi catene, lasciando morire il saper fare artigiano.

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Se non arrivano incentivi veri per la strumentazione tecnologica e agevolazioni sui costi fissi, ci ritroveremo in un deserto meccanico. Il rischio è un’Italia a due velocità: chi ha i soldi per la concessionaria scintillante e chi, con la sua vecchia auto termica da tenere in vita, rimarrà a piedi.