Auto europea vecchia e sporca: altro che elettrico

L’obbligo UE di una transizione ecologica verso l’auto elettrica si scontra con la realtà di un parco circolante vasto e in progressivo invecchiamento. 
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Secondo il report Acea (costruttori) di gennaio 2026, la strada verso la mobilità a emissioni zero è segnata da una crescita costante del numero di veicoli su strada: l’obbligo UE di una transizione verso l’auto elettrica si scontra con la realtà di un parco circolante vasto e in progressivo invecchiamento. Si arriva quindi al contrario del target iniziale: altro che macchine verdi, qui trionfa il mezzo vetusto. Il perché? La nostra risposta: il nuovo elettrico costa troppo, il termico vola alle stelle, per cui ci si tiene l’usato o si compra il seconda mano.

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La foto del parco circolante europeo

Nel 2024, il parco di auto nell’Unione Europea ha raggiunto 256 milioni di unità, segnando una crescita dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Quasi tutti i Paesi dell’UE hanno registrato un’espansione. Si contano pure 31,1 milioni di furgoni, 6,2 milioni di veicoli commerciali medi e pesanti (camion) e quasi 700.000 autobus. In quanto a inquinamento e sicurezza stradale, andiamo malissimo.

Italia da record

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In termini di densità, l’Italia detiene il primato per il numero di macchine, con ben 701 auto ogni 1.000 abitanti, mentre la Lettonia si attesta al valore più basso con 418. Da noi, tutti scappano dai mezzi pubblici, inefficienti, costosi, pericolosi e martoriati dagli scioperi.

La sfida dell’invecchiamento 

Uno degli ostacoli principali alla decarbonizzazione è l’età media elevata dei veicoli attualmente in uso. Le vetture nell’UE hanno in media 12,7 anni. Questo dato nasconde però profonde disparità geografiche: il Lussemburgo vanta la flotta più giovane con un’età media di 8,2 anni, mentre all’estremo opposto troviamo la Grecia, dove le auto hanno mediamente 17,8 anni. L’Unione – sotto questo profilo – è spaccata in mille pezzi, per via di questa elettrificazione forzata che porta a risultati pessimi.

Micro nicchia elettrica

Anche se le auto elettriche a batteria vanno a quasi il 17% delle nuove registrazioni nel 2025, va detto che c’è tanto doping statale con gli incentivi e doping delle Case con le km zero anti multe UE. La loro incidenza sul totale dei veicoli circolanti nell’UE è pari a solo il 2,3%. Insieme alle ibride plug-in (1,4%), la quota di veicoli con ricarica esterna rimane marginale rispetto alla dominanza dei motori termici. Numeri ridicoli.

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L’Acea sottolinea che la semplice sostituzione dei veicoli richiede anni o decenni. Per accelerare questo processo, non bastano i target normativi: è necessario un quadro regolatorio che favorisca la domanda attraverso incentivi all’acquisto, agevolazioni fiscali e, soprattutto, un’infrastruttura di ricarica capillare e attraente per i consumatori. Noi aggiungiamo un costo del pieno elettrico ragionevole, cosa che non c’è. E col prezzo del gas che sale, il rifornimento di elettroni è destinato a esplodere. 

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Gli Stati piangono?

Per ora, ai vari governi, specie del Sud Europa, questa situazione fa comodo. Tante termiche significa tante tasse coi carburanti e coi bolli auto. Se e quando le elettriche fossero imposte, gli esecutivi inventerebbero imposte pesantissime sulle BEV. L’altra soluzione è una multa agli Stati che non monitorano l’obbligo di vetture delle green delle grandi flotte: la pressione di Bruxelles sulla domanda, e non più sull’offerta.