Novo Energy batterie: pessima notizia per i fan dell’auto elettrica

Volvo ha sospeso le attività della Novo Energy, joint venture per gli accumulatori. Ancora un ko per l’auto elettrica.
novo novo

Ennesimo ko per l’auto elettrica in Europa: Volvo ha sospeso le attività della Novo Energy, joint venture per fare batterie. Perché in Europa esiste solo la vettura a benzina e ibrida, come dimostra sia il parco circolante sia la percentuale di consumatori che tuttora compra macchine a combustione nuove (attorno all’84%). 

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Chi è Novo Energy

Parliamo della joint venture per gli accumulatori creata con la Northvolt e passata sotto il controllo di Volvo in seguito al fallimento dell’azienda fondata da Peter Carlsson e Paolo Cerruti. Tutto questo certifica il flop delle vendite di auto a batteria: operatori in fuga, addio investimenti. Se ieri i politici mettevano la faccia nelle foto davanti alle Gigafactory green per apparire verdi e ottenere consenso, adesso scappano.

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L’auto elettrica era, è e resterà cinese, sempre più orientale. L’Europa, ex leader del termico, non può competere. Northvolt zombie, Novo non parte, c’è la sospensione di numerosi altri progetti in tutta Europa.

volvo

Qual era l’idea green

Il progetto svedese prevedeva la realizzazione di un impianto con una capacità fino a 50 GWh di celle per batterie per il Gruppo cinese Geely, proprietario di Volvo. I lavori per lo stabilimento sono iniziati nel settembre 2023. Ora si cerca un altro partner. Chi ha il coraggio di tuffarsi in questa avventura senza rete di protezione? Le conseguenze della sospensione sono state già comunicate ai sindacati e all’autorità svedese per l’occupazione: 75 lavoratori licenziati più 150 già a casa dalla scorsa primavera. Attività sospese fino a data da destinarsi. La fabbrica era originariamente destinata a sostenere oltre 3.000 posti di lavoro. Magari con la Gigafactory di Termoli doveva esserci il boom delle macchine a corrente, del verde, dell’energia rinnovabile.

Una narrazione a cui non crede più nessuno. Soluzione: tornare subito al termico abbattendo il Green Deal, che porta pure sfortuna. L’alternativa è un Piano Marshall di proporzioni colossali a beneficio dei ceti bassi e medi per cambiare l’auto, passando all’elettrico, con colonnine veloci ed elettroni low cost.

L’imposizione dell’elettrico è nei fatti

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Noi diciamo no all’imposizione dell’auto elettrica, che è nei fatti. Tagliole anti diesel, crociate anti benzina, divieto di vendere termico nel 2035, listini delle macchine a combustione attuali delle principali Case auto stellari se rapportati a quelli di tre anni fa. Vuoi fare in Europa batterie in concorrenza con la Cina, usando la tecnologia cinese e le materie prime del Celeste Impero: è un suicidio. Allora tanto vale che solo CATL e BYD costruiscano accumulatori qui da noi. ACC? Mercedes non ci crede molto, Stellantis con Total paiono poco convinte.

C’è un processo che sta stravolgendo il mercato, le tasche dei cittadini e la libertà stessa di movimento. Una transizione che ha smesso di essere “naturale” o guidata dal progresso tecnologico: è forzata, politica, spinta dalle lobby verdi.

Le piccole utilitarie (segmento A e B) a benzina stanno scomparendo. Produrle con le norme per la sicurezza e l’inquinamento costa troppo, rendendo il margine di profitto minimo. Attenzione al baricentro dei Gruppi auto, che si sposta verso gli USA, terra della libertà

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