La monovolume non è morta, ha solo cambiato vestito, almeno su Instagram. Sezer Design, digital artist indipendente, ha immaginato la prossima Opel Zafira con un abito rosso fuoco e tetto nero. Il risultato sembra uscito da un reparto stile che per una volta ha deciso di divertirsi.
Parliamo di rendering, sia chiaro, nessuna anticipazione ufficiale, nessuna spia nei corridoi di Rüsselsheim. L’esercizio è comunque interessante, perché prende l’auto più razionale del catalogo e le toglie l’aria da (diciamocelo sinceramente) gita parrocchiale.

Il frontale reinterpreta il “Vizor”, il linguaggio stilistico di Opel di questi anni. Il logo sta al centro di un pannello scuro, mentre sottili bande luminose scendono in verticale ai lati del paraurti. In basso, una presa d’aria generosa e dettagli neri fanno il resto: più sportiva, certo, anche se restano sette posti da riempire di zaini e merendine.
Sulla fiancata il disegno si fa pulito. Vetri oscurati molto ampi, maniglie a filo con la carrozzeria, cerchi in lega bicolore dalla grafica elaborata. La linea del tetto è quasi orizzontale, e dice con chiarezza che qui lo spazio viene prima di tutto. Dietro, fanali verticali incorniciano il portellone con il fulmine e la scritta “Opel”.

L’abitacolo prosegue il tema rosso-nero. Quadro strumenti digitale, plancia sviluppata in orizzontale con luci d’ambiente, console centrale con vani chiusi. Il volante resta tradizionale, con i comandi sulle razze.

Il nome, del resto, pesa. La Zafira nasce nel 1999 con il sistema Flex7, capace di ospitare sette persone e di far sparire i sedili posteriori senza doverli tirare fuori dall’auto. Una trovata che ne ha fatto la firma. Nel 2005 arriva la seconda generazione, nel 2011 la più grande Zafira Tourer, nel 2019 il nome passa alla Zafira Life, che veste i panni del grande multispazio.
Oggi la strada è quella dell’elettrico. La Zafira Electric si ordina in due lunghezze, con configurazioni fino a nove posti e un’autonomia dichiarata fino a 352 chilometri WLTP. Se un designer indipendente riesce a rendere desiderabile una monovolume con un paio di pomeriggi di lavoro, cosa impedisce ai costruttori di farlo con un budget vero?
