Porsche, il buco nero del 2026: fino a 9.000 posti di lavoro a rischio

Porsche vuole tagliare fino a 9.000 posti di lavoro mentre la gamma si svuota e le vendite crollano. Il piano di Leiters per sopravvivere.
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Sarebbero fino a 9mila le teste che Porsche potrebbe tagliare se il piano dell’amministratore delegato Michael Leiters passasse il vaglio del consiglio di sorveglianza. Un numero che, sommato ai 3.900 licenziamenti già annunciati sotto la gestione di Oliver Blume, ridisegna in modo radicale la silhouette di Zuffenhausen.

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L’azienda ha perso quota con una velocità insolita per i suoi standard. Le 320.221 unità vendute nel 2023, anno record, sono diventate 279.449 nel 2024. E il 2026 si apre peggio: domanda in calo del 15% nei primi sei mesi.

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A complicare il quadro, la gamma è in mezzo a un guado. La Macan a benzina esce di produzione questo mese, e il successore diretto non sarà pronto prima del 2028. Nel frattempo, la 718, con Boxster e Cayman, è già ferma dallo scorso ottobre, e tornerà in produzione solo nel 2027, con motorizzazioni ibride ed elettriche affiancate, finalmente, dai motori a combustione che i puristi aspettano con una pazienza sempre più logora.

Per colmare il vuoto di bilancio, Leiters punta sulla riduzione della complessità. I tagli più pesanti si concentreranno sulla Ricerca e Sviluppo, settore che Porsche si appresta a condividere in modo più stretto con Audi: meno duplicazioni, meno teste, più sinergie di gruppo. I dipendenti rimasti si vedrebbero offrire una garanzia di occupazione fino al 2035, niente licenziamenti operativi per un decennio, in cambio di possibili riduzioni salariali.

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Sul fronte prodotti, le promesse restano ambiziose. Un SUV a tre file al di sopra della Cayenne è in sviluppo, e una hypercar erede della 918 Spyder è ancora in fase di valutazione. Progetti che però costano, e che si scontrano con la necessità di tagliare proprio lì dove nascono.

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Il tutto avviene mentre la casa madre Volkswagen valuta di portare i propri licenziamenti complessivi a quota 100.000, stando a una nota interna citata da Reuters. Porsche è dunque parte di un arcipelago che sta ridisegnando i propri confini sotto pressione. I nuovi modelli dovranno quindi arrivare in tempo per invertire la rotta.