Avere Porsche scritto sul badge aziendale oltre a lavorare per uno dei nomi più celebri dell’automobile, per migliaia di dipendenti vuol dire anche ricevere una busta paga che, in Germania, appartiene a una fascia decisamente privilegiata.
I numeri del 2025 sono eloquenti. Su circa 23.000 lavoratori, 9.082 hanno dichiarato un reddito lordo superiore ai 100.000 euro. Quasi quattro persone su dieci. Non una piccola cerchia composta esclusivamente da dirigenti, dunque, ma una parte consistente dell’organico della casa di Stoccarda.
Porsche e gli stipendi che fanno discutere in Germania
Centomila euro lordi all’anno equivalgono a poco più di 8.000 euro al mese. La cifra netta dipende dalla classe fiscale, dalla composizione familiare e dalle detrazioni, ma può aggirarsi fra 4.600 e 5.200 euro mensili. Per capire quanto siano alte queste retribuzioni basta guardare alla media tedesca, vicina ai 54.000 euro lordi annui.
Molti dipendenti Porsche guadagnano quindi quasi il doppio rispetto al lavoratore medio del Paese. Secondo i criteri utilizzati dall’Ufficio federale di statistica, chi supera la soglia dei 100.000 euro entra nel 10% dei lavoratori meglio pagati in Germania.
Queste informazioni non sono arrivate attraverso una comunicazione spontanea dell’azienda. Sono emerse durante l’assemblea generale annuale, quando una richiesta di chiarimenti ha costretto Porsche a rendere noti alcuni dati sulle retribuzioni interne. Da lì è venuta fuori una fotografia piuttosto insolita, soprattutto per un gruppo industriale tradizionalmente riservato sui salari.
La fascia dei 100.000 euro, peraltro, è soltanto l’inizio. Duecentouno dipendenti hanno superato i 300.000 euro lordi, 28 sono andati oltre il mezzo milione e tre manager hanno oltrepassato il milione di euro.
Dall’elenco, secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, erano esclusi i membri del consiglio di amministrazione. È proprio a quel livello che stipendio fisso, premi legati ai risultati e incentivi di lungo periodo fanno crescere rapidamente i compensi.
L’ex amministratore delegato Oliver Blume avrebbe ricevuto da Porsche circa 1,9 milioni di euro, senza contare quanto percepito per il suo incarico parallelo nel gruppo Volkswagen. Michael Steiner, responsabile dello sviluppo, avrebbe guadagnato 2,1 milioni, mentre Albrecht Reimold, alla guida della produzione, sarebbe arrivato a 2,05 milioni. Entrambi, quindi, avrebbero incassato più del loro stesso amministratore delegato.
La cifra che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda però Lutz Meschke. All’ex direttore finanziario sarebbe stata riconosciuta una buonuscita vicina ai 10 milioni di euro. A questa somma si aggiungerebbero circa 266.000 euro di stipendio, nonostante il manager avesse lasciato l’azienda già a febbraio.
Il momento scelto da questi numeri per diventare pubblici non poteva essere più delicato. Porsche avrebbe chiuso il 2025 con un crollo degli utili del 92,7%, dopo mesi segnati dal rallentamento delle vendite in Cina, dagli elevati costi della transizione elettrica e dalla necessità di rivedere parte della propria strategia.

Per questo le retribuzioni dei vertici hanno sollevato più di una perplessità. Mentre l’azienda parla di contenimento dei costi, riorganizzazione e difficoltà sui mercati internazionali, bonus e buonuscite restano su livelli milionari.
Il caso Porsche, tuttavia, non è isolato. Nel settore automobilistico europeo i compensi dei grandi manager raggiungono spesso cifre molto elevate. Carlos Tavares avrebbe ricevuto circa 35 milioni di euro dopo l’uscita da Stellantis. Oliver Zipse, alla guida di BMW, avrebbe incassato 7,8 milioni, mentre Ola Källenius, numero uno di Mercedes-Benz, sarebbe arrivato a 8,7 milioni.
