Mentre il mondo si stropicciava gli occhi davanti ai 38,5 milioni di dollari sborsati per una Ferrari 250 GTO bianca, consegnata con tanto di inchino davanti a una gioielleria di Los Angeles, c’è chi, nell’ombra dei capannoni di RM Sotheby’s, ha preferito la sostanza al luccichio da copertina. Parliamo di un pezzo di ferro che non può nemmeno circolare in strada, un mulo che puzza di gomma bruciata e test infiniti. Il prototipo di sviluppo della LaFerrari, identificato dal codice interno Pro F 150-P2, è stato battuto per circa 2,4 milioni di dollari. Una cifra che per il cittadino comune è un delirio, ma per chi mastica ingegneria è il prezzo della verità.

Dimenticate le sfilate e i concorsi d’eleganza. Questa LaFerrari “di prova” è nata per soffrire, non per brillare in un salone. Ha macinato quasi 55.000 chilometri, una distanza che per una hypercar moderna equivale a tre vite intere. È stata la cavia per calibrare ogni singolo bullone di quello che sarebbe diventato il mito presentato a Ginevra nel 2013.

Sotto quella livrea mimetica bianco-nera batte un motore V12 aspirato F140 FD. Qui non c’è traccia del sistema ibrido HY-Kers. Niente batterie, niente motori elettrici, niente complicazioni da 950 CV. Solo 800 cavalli di purezza meccanica, un’esperienza analogica che la versione di serie ha inevitabilmente filtrato. Meglio la Ferrari prima della produzione di serie, qualcuno direbbe.
Vedere Ferrari Classiche rilasciare il mitico Libretto Giallo a un’auto non omologabile è la prova che a Maranello, ogni tanto, sanno come nobilitare il sudore dell’officina. Invece di finire sotto la pressa come accade alla maggior parte dei prototipi a fine ciclo, questo esemplare della LaFerrari è rimasto in piedi come testimonianza tangibile di come nasce un’icona.

Non è un oggetto da esibire per fare il fenomeno al semaforo, ma un reperto storico che racconta la genesi della velocità. È la Ferrari nuda e cruda, quella che non sorride ai fotografi ma morde l’asfalto dei collaudi. È in definitiva un pezzo da collezione che non serve a ostentare ricchezza.
