Stellantis Atessa, lo stop: il fantasma della crisi componentistica è qui

Lo stabilimento di Atessa si ferma oggi 15 giugno per mancanza di motori. Uno stop che riaccende i dubbi sulle catene di fornitura.
Stellantis Atessa

È lunedì 15 giugno, lo stabilimento Stellantis di Atessa si ferma. Non si tratta di uno sciopero, non è una sessione di manutenzione programmata, perché “semplicemente” mancano i motori. I blocchi meccanici che dovrebbero arrivare, montarsi sui furgoni e uscire dallo stabilimento della Val di Sangro diretti in mezzo mondo non sono arrivati in tempo. E così uno dei poli produttivi più rilevanti d’Italia per i veicoli commerciali si ritrova a girare a singhiozzo per un’intera giornata.

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Stellantis Atessa

La direzione Stellantis, negli scorsi giorni, ha comunicato ai sindacati come verrà gestita la pausa produttiva, turno per turno. Il primo si ferma quasi del tutto, unica eccezione, i reparti Ckd e Finizione, che proseguono regolarmente. Nel secondo turno si blocca il montaggio, mentre Lastratura e Verniciatura continuano a lavorare. Dal terzo, la produzione riprende normalmente. L’azienda ha anche chiarito che la giornata persa non verrà recuperata.

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Uno stop di questo tipo non è tecnicamente un’emergenza, ma fa rumore. E fa rumore perché riporta a galla una vulnerabilità strutturale che il settore automotive pensava di aver almeno in parte archiviato. Dopo il caos da semiconduttori che ha paralizzato le fabbriche europee nei primi anni post-Covid, le case automobilistiche hanno lavorato per diversificare le forniture e ridurre l’esposizione a quei colli di bottiglia che costavano settimane di produzione. Evidentemente il lavoro non è ancora finito.

Stellantis Atessa

Un motore non è certamente un bullone. È un componente ad alta complessità, con filiere lunghe e fornitori spesso concentrati. Se qualcosa si inceppa a monte, un ritardo logistico, un problema produttivo presso il fornitore, qualsiasi cosa, l’effetto a valle è immediato. Lo stabilimento si ferma, i lavoratori restano fermi, e l’indotto che ruota attorno ad Atessa, che non è indifferente, per economia e occupazione in un territorio che su quello stabilimento ha costruito buona parte della propria struttura produttiva, sente la botta.

Uno stop per mancanza di componenti, nel 2026, non dovrebbe più essere una notizia. E invece lo è ancora. L’industria, anche vedendo quanto accade ad Atessa, continua a fare i conti con catene di fornitura più fragili di quanto le Case vogliano ammettere.