La struttura Stellantis di Melfi è decisamente molto in vista in Europa. Anzi, per la precisione, la Basilicata occupa il secondo posto nel Continente per incidenza dell’automotive sul comparto manifatturiero, dietro soltanto all’area di Bratislava. Lo dicono i dati Svimez, e sono dati che pesano, nel bene e nel male.
I numeri dicono dunque che l’economia lucana non è periferica per vocazione. Atorno al sito Stellantis di Melfi gravitano circa 9.000 addetti tra occupazione diretta e indiretta, un sistema che incide in modo strutturale su produzione industriale, innovazione e tenuta sociale dell’intera regione. Lo ricorda Gerardo Evangelista, segretario regionale della Fim Cisl. Serve che certi dati non restino inascoltati.

Questa stessa concentrazione in Basilicata, che oggi porta in dote la spilla del riferimento europeo, è anche la vulnerabilità più evidente della filiera. Se Stellantis mostra qualche segnale incoraggiante sul fronte produttivo di Melfi, l’indotto rimane il punto debole del sistema. Pmc e Brose sono già sui tavoli del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Vertenze aperte, pochi ordini, riconversione che avanza con la lentezza di chi non ha ancora deciso davvero dove vuole andare.
Non si tratta, però, di casi isolati. Realtà come Tiberina, Snop, Marelli e Lear hanno ottenuto nuove produzioni, ma i volumi restano insufficienti a saturare impianti e occupazione. Il che significa cassa integrazione che si prolunga, piani industriali ancora incompleti, lavoratori in attesa di risposte che non arrivano con la velocità che la situazione richiederebbe.
Aspettare un “rimbalzo” spontaneo dei volumi non è una strategia. Evangelista lo dice chiaramente: servono investimenti, politiche industriali serie, costi energetici competitivi, strumenti finanziari accessibili. E soprattutto serve valorizzare le competenze già presenti sul territorio, che esistono, sono formate, e rischiano di disperdersi se nessuno costruisce attorno a loro un progetto credibile.

La Basilicata resta quindi molto importante nell’automotive. La domanda inevitabile è se questa luce sia ancora un’opportunità o stia diventando un problema.
