Melfi è lo stabilimento italiano su cui pesa il maggior numero di incognite in vista del nuovo piano industriale di Stellantis, e la Fim Cisl ha deciso di muoversi in anticipo. Lunedì 18 maggio il sindacato discuterà un documento che punta a ottenere risposte su tutto quello che oggi resta ancora indefinito, dai modelli alle motorizzazioni fino alle ricadute sull’occupazione.
Il nodo principale è la DS8. Il modello è stato assegnato a Melfi soltanto in versione elettrica, una scelta che per la Fim Cisl rischia di tradursi in volumi insufficienti per uno stabilimento di quelle dimensioni, soprattutto in un momento in cui il mercato europeo continua a premiare le ibride rispetto alle elettriche.

Il sindacato chiede quindi che venga introdotta anche una variante ibrida, l’unico modo secondo la Fim Cisl per dare al modello una base commerciale abbastanza larga da giustificare la produzione in Basilicata. Lo stesso ragionamento si applica al resto della gamma prevista per il sito, che comprende anche la nuova Jeep Compass, la DS7 e la Lancia Gamma, quest’ultima attesa con motorizzazione ibrida e il cui avvio produttivo nel secondo semestre del 2026 viene considerato dal sindacato una condizione non rinviabile per tenere in piedi l’attività delle linee.
Tra le richieste c’è anche quella di sapere qualcosa di più sul modello che Stellantis ha annunciato entro il 2028, di cui per ora non si conoscono né il marchio né il segmento. Il sindacato guarda anche indietro, precisamente alla Jeep Renegade e alla Fiat 500X, due auto che hanno funzionato a Melfi perché avevano alle spalle marchi forti e un pubblico disposto a comprarle. Quel modello produttivo resta per la Fim Cisl il riferimento da seguire anche adesso che il gruppo si prepara a ridisegnare il proprio assetto industriale.
