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Stop alle auto endotermiche: cosa fa il Governo

Auto endotermiche: cosa decide l’Esecutivo rispetto a quanto proposto dalla Commissione UE. Situazione confusa

Stop alle auto endotermiche

La proposta della Commissione UE sta avendo un impatto devastante sul settore automotive: obbligo di produrre solo auto elettriche dal 2035 in Unione Europea. Un’idea che passerà al vaglio di altri organi UE. Ma sullo stop alle auto endotermiche, cosa fa il Governo italiano?

Va detto che è impresa ardua decifrare una linea precisa. Prima forse, poi ni, poi un mezzo sì di una certa parte della burocrazia, quindi ancora un mezzo forse. Adesso, a Radio24, il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, sostiene che ci sono negoziati in corso. Fra Italia, altri Paesi UE, e organi dell’Unione Europea. Negoziazione in corso, insomma. Perché ora ci siano: entro il 2022 la data va fissata.

Quello stesso Governo che ha detto no alla proposta della Cop26 di bloccare la produzione delle auto termiche.

Il Cite, il Comitato interministeriale per la Transizione ecologica, ha detto però: fine delle vendite di auto termiche in Italia nel 2035. Dopodiché, il Governo ha corretto: il Cite ha discusso le tempistiche di sostituzione dei veicoli con motore a combustione interna, osservando che nella maggior parte dei paesi avanzati il phase out delle automobili nuove con motore a combustione interna avverrà entro il 2035, mentre per i furgoni e i veicoli da trasporto commerciale leggeri entro il 2040.

In realtà, il Cite è andato oltre. Ha detto stop alla vendita. Si va oltre la semplice discussione.

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Stop alle auto endotermiche: cosa accadrà

Per Giovannini, mediamente per un rinnovo del parco circolante si calcolano sette anni. Da qui al 2035 sono sostanzialmente due cicli di rinnovo. Spostare di due anni in avanti non fa molta differenza e anche il mercato va in questa direzione. Ma certo è un’evoluzione che va accompagnata da colonnine, punti di ricarica.

Per Giovannini, il processo di transizione in futuro sarà accompagnato certamente da incentivi ma, in ogni caso, la questione principale riguarda la disponibilità delle infrastrutture. Bonus sì, tuttavia solo a patto che ci siano colonnine. Ragionamento perfetto: inutile stimolare la vendita delle macchine elettriche se non si sa dove fare il pieno di elettroni.

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