Il decreto è firmato, le accise tagliate, la conferenza stampa archiviata. Eppure, al distributore, il conto non cambia. La benzina viaggia ancora intorno a 1,869 euro al litro in modalità self service, il diesel supera i 2,155 euro, e i dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati dopo la giornata di ieri, confermata anche dall’osservazione odierna, la prima degli “sconti”, non lasciano spazio a interpretazioni creative. Il taglio di 25 centesimi al litro introdotto dal decreto-legge non ha ancora trovato la strada per le tasche degli automobilisti.

Il fenomeno è, d’altronde, il solito. Quando il petrolio sale, i prezzi alla pompa reagiscono con la velocità di un lancio balistico. Quando scendono, o quando arriva un intervento fiscale favorevole, la discesa assomiglia più a quella di una piuma in giornata senza vento. I gestori, stretti tra scorte acquistate a prezzi più alti e un mercato internazionale che resta nervoso per le tensioni geopolitiche, preferiscono aspettare. E intanto il consumatore aspetta con loro, solo che lui non ha scelta.
Il Codacons ha fatto i conti. Su un pieno da 50 litri, lo sconto teorico dovrebbe valere circa 12,2 euro. Nella pratica, quella cifra si dissolve quasi completamente. Non è speculazione nel senso penale del termine, o almeno, non necessariamente, ma è il risultato di una filiera distributiva che funziona con logiche proprie, poco permeabili agli interventi dall’alto, soprattutto nel breve periodo.
La rotazione delle scorte rallenta ogni adeguamento immediato, la concorrenza locale è spesso pigra, i margini sono risicati e nessun gestore vuole scommettere al ribasso in un momento in cui il mercato del greggio è tutto fuorché stabile.

Il governo ha risposto mobilitando la Guardia di Finanza per controlli a tappeto sulla rete stradale e autostradale. I ministri Giorgetti e Urso hanno ribadito che la misura deve essere applicata e che i prezzi esposti devono rispecchiare il beneficio fiscale previsto dopo il taglio a tempo delle accise. Strumenti utili, per carità. Ma la differenza tra un decreto e il prezzo sul display della pompa è spesso fatta di tempo, di dinamiche di mercato e di comportamenti commerciali che nessuna circolare ministeriale riesce a correggere in pochi giorni. Forse è più evidente l’effetto “spot per il referendum” che altro, al momento.
Per ora, agli automobilisti resta il solito kit di sopravvivenza. Monitorare i prezzi nella propria zona, scegliere i distributori più competitivi, segnalare anomalie all’Osservatorio prezzi del Ministero. Il risparmio promesso arriverà, forse, quando le scorte saranno smaltite.
