Il grande ritorno del Tavolo Automotive: il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, lo ha convocato per venerdì 30 gennaio 2026 alle 10, a Palazzo Piacentini. Parteciperanno le Regioni coinvolte nella produzione di veicoli, le imprese, i rappresentanti delle associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali. “La riunione avrà la finalità di condividere con le parti il ruolo attivo dell’Italia nel processo di revisione del regolamento europeo sulle emissioni CO2, di esaminare la recente proposta di modifica della Commissione Ue – con particolare focus su flotte aziendali e veicoli pesanti – e di approfondire le misure di politica industriale per i prossimi anni”.
Tavolo Automotive: ieri ha deluso
Considerando la produzione auto in Italia nel 2025, e dando un’occhiata alle prospettive, il Tavolo Automotive in passato – dal 2023 – non ha dato i frutti sperati. Si è parlato di incentivi, quindi si è detto che i bonus diventavano alla francese (la tutela del Made in UE), salvo poi non piazzarli più perché ritenuti inutili. Ma il ministero dell’Ambiente – a sorpresa – li ha di nuovo introdotti. Si è discusso di occupazione, fabbriche, numeri, target. È fattuale che qualcosa non abbia funzionato. L’auspicio è che – stavolta – la fortuna giri. Tanto per capirci, neppure le misure prese da altri governi di altri colori sono servite a qualcosa per l’auto italiana.
Industria auto: questione complessa e articolata
Diviene anche arduo esprimere compiutamente un concetto in pochi secondi. Sono in tanti a dover parlare in poco tempo. È giusto che tutti dicano la loro. Anzi, i soggetti dovrebbero essere molti di più, come vuole la democrazia. Ma servono ore, giorni, settimane. Se il meeting è breve, l’arco temporale a disposizione è ridotto.
In assenza di un sano contraddittorio, e mancando talvolta il potere di sintesi, chi ha da dare una soluzione si trova in difficoltà: articolare un discorso sull’industria automotive nel 2026 richiede tempo, spazio, concentrazione, analisi, approfondimento, passaggi logici.

Il problema del denaro
Servirebbe la partecipazione di ministeri chiave per capire quanti soldi mettere nelle colonnine elettriche veloci, come cancellare la burocrazia che paralizza le stazioni di elettroni, in che modo prevenire e sanzionare i ladri di oro rosso alle prese. Neutralizzare e sanzionare in modo severo i criminali che devastano le colonnine di ricarica non è anti democratico: al contrario, si tutelano consumatori, operatori, nazione stessa.
Altri ecobonus col contagocce non servono a niente. Fanno solo male al mercato che si droga: un doping con effetti collaterali devastanti. Allora, o si sceglie un Piano Marshall per l’auto, con un ritorno a beneficio dello Stato (IVA, occupazione diretta, indotto), oppure è meglio non intervenire.
Attenti alle flotte con multe agli Stati
Urge un provvedimento per il fisco dell’auto aziendale: se l’UE intende imporre le flotte green (elettriche) con eventuali multe agli Stati dove il parco auto delle grandi aziende resta black (diesel e benzina e ibrido), la nazione necessita di un fisco agile per le aziende stesse che comprano le vetture o le prendono a noleggio a lungo termine. Ma la riforma fiscale dorme da decenni in qualche cassetto. Opportuno tirarla fuori oggi, e non dopo che Bruxelles minaccerà l’ennesima multa all’Italia.
