Occhio alle lobby green in adorazione verso auto elettrica e acciaio verde. Dopo il flop totale delle BEV, ecco il fallimento di diversi progetti internazionali dell’acciaio prodotto tramite idrogeno. Il rischio di nuovi forti investimenti è vedere i prezzi delle auto volare, perché le Case dovrebbero rientrare degli esborsi.
Acciaio verde e auto: brutta coppia
Il progetto della Commissione UE è semplice: dal 2035, i costruttori dovranno rispettare un obiettivo di riduzione delle emissioni allo scarico del 90%, mentre il 10% rimanente dovrà essere compensato mediante due meccanismi di compensazione. Che si avvalgono dell’uso di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Unione (7%); o di reali riduzioni delle emissioni derivanti dagli elettrocarburanti e dai biocarburanti immessi sul mercato in un dato anno (3%). L’acciaio a basse emissioni di carbonio è essenziale per conseguire gli obiettivi climatici e rafforzare la competitività della sua base industriale. Il settore automobilistico è uno dei principali utilizzatori di acciaio.
Incubo ennesimo flop green
Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, in merito all’acciaio verde, parla di “progetti strampalati, che stanno fallendo uno dopo l’altro”. Male i titoli del settore, quali Plug Power Stock e Ballard Power Systems e, in Europa, ThyssenKrupp Nucera (-62% circa dall’Offerta Pubblica Inziale): tutti in perdita.
Il precedente Northvolt spaventa
Nella seconda metà del 2025, racconta il Sole, è arrivata poi la questione Stegra, già nota come H2green steel, start-up svedese capace di raccogliere 6,5 miliardi di euro con l’obiettivo di realizzare a Boden, nel nord della Svezia, un impianto di produzione di acciaio alimentato da idrogeno prodotto per elettrolisi. A questo denaro la società ha dovuto aggiungere un altro round: un miliardo di euro, per coprire alcuni extracosti. Il precedente Northvolt – la startup delle batterie agli ioni di litio fallita – spaventa tutti. I sogni green sono facili a parole, con un certo scollegamento dalla realtà. Poi si parla di quattrini, e piovono delusioni cocenti.
A fine marzo, la tedesca Thyssenkrupp ha posticipato a tempo indeterminato una gara d’appalto per l’acquisto di idrogeno verde per il suo impianto a Duisburg. Per i prezzi dell’idrogeno molto più alti del previsto e per uno sviluppo lento del settore. Ma nulla è più definitivo di uno stop momentaneo senza la data della ripresa.

Morsa letale per l’UE
L’industria automobilistica europea si trova stretta in una morsa letale tra obblighi normativi comunitari e una realtà industriale senza processi verdi sostenibili sotto il profilo finanziario. Se il passaggio all’elettrico ha già mostrato crepe profonde nel mercato privato, con vendite stagnanti e un’accoglienza tiepida da parte dei consumatori, anche le aziende scappano a gambe levate dalle BEV.
L’obbligo di flotte elettriche e di acciaio derivante dall’idrogeno diventa sempre più una prospettiva poco rassicurante. Se l’UE rimanesse l’unica area economica a imporre costi di produzione così elevati, le sue auto diventeranno invendibili fuori dai confini comunitari. I produttori cinesi e americani, che continuano a utilizzare processi siderurgici tradizionali o più economici, avranno un vantaggio di prezzo incolmabile: l’UE rischia di trasformarsi in un’isola infelice dell’ecologia perdente.
