Auto elettriche e ricaricabili: rallentamento globale 2026

Nel 2026, l’insieme di auto elettriche BEV e di auto ibride plug-in termiche ricaricabili PHEV continueranno a crescere, ma con un tasso bassissimo. Nonostante il doping km zero e bonus statali.
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Ma quale boom dell’auto elettrica nel mondo: qui le vendite si afflosciano. Nel 2026 targhe globali stimate in crescita solo di un misero 12% contro il 23% del 2025. Dentro, ci sono le BEV elettriche e le PHEV ibride plug-in. La previsione è di 24,3 milioni di unità, con la frenata che coinvolge Cina, Europa e USA. Sono i numeri BloombergNef (Bnef), drammatici per gli eco appassionati.

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Non vincono neppure con l’aiuto esterno

Abbiamo le lobby green nei posti chiave e nei media, gli influencer verdi, gli studi farlocchi, il mix truffa di BEV e PHEV (ibride conteggiate come fossero elettriche): eppure, con la droga delle km zero e dei bonus, siamo a numeri orribili. Oltretutto, gli USA puntano solo sul termico, la Germania è terrorizzata dallo squilibrio economico e sociale delle elettriche e spinge per la cancellazione del ban termico 2035 UE, la Commissione Europea non ha la forza dei verdi sinistroidi tedeschi di un tempo, la Cina ha un mercato interno saturo, il resto del mondo vuole macchine pratiche e concrete. Non per nulla i colossi germanici hanno in gamma tantissime vetture diesel. La decisione dell’amministrazione Trump di revocare i crediti d’imposta fino a 7.500 dollari e ha avuto un impatto immediato. Senza l’aiutino americano del verde Sleepy Joe, l’UE è più sola che mai.

O il privato o le flotte: qualcuno sia obbligato

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Per la disperazione, la pressione delle lobby verdi passa dall’offerta (multe alla Case) alla domanda: multe agli Stati che non controllano se le grandi flotte aziendali sono green. Sanzioni lato domanda. In un modo o nell’altro, l’elettrico va imposto, all’insegna del dirigismo.

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Soldi del contribuente alla Cina

Ci sarebbero gli incentivi statali da raddoppiare e triplicare, ma servono nuove tasse: soldi dei contribuenti da dare alla Case, perlopiù cinesi. O alle Case occidentali, che usano batterie cinesi. Ecobonus europei per il Dragone. Al massimo, per aumentare le vendite di elettriche in UE, questa dovrebbe eliminare i dazi anti elettriche Made in China.

Pechino invece ha dimezzato le agevolazioni fiscali per il 2026 e ha introdotto criteri più restrittivi nei programmi di rottamazione: quattrini alle auto di alta gamma. Si punta a una corsa al rialzo, verso una qualità maggiore. Non alle micro elettriche, sì a sconti statali sulle vetture costose.

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L’industria americana si sta rifocalizzando sui SUV e pick-up a combustione interna e sulle ibride tradizionali, considerate più “pratiche” per le distanze americane senza sussidi federali. Per l’UE, andare in scia agli States sarebbe molto conveniente, specie lato automotive. Insistere a isolarsi rispetto al mondo è deleterio.

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Ciclo vita, ecco la batosta

Oggi, nel valutare l’impatto ambientale di un’elettrica, si tiene conto solo delle emissioni di CO2 allo scarico. Errore grave. Occorre considerare il ciclo vita: LCA (Life Cycle Assessment). Ossia produzione e smaltimento. L’estrazione di litio, cobalto e nichel, insieme ai processi di raffinazione, richiede enormi quantità di energia.L’uso intensivo di alluminio e rame contribuisce a un’impronta iniziale più pesante. Il riciclo delle celle e il recupero delle materie prime sono passaggi energetici critici che devono essere contabilizzati. Se l’elettricità per l BEV proviene da carbone o gas, le emissioni vengono semplicemente spostate dal tubo di scappamento alla ciminiera della centrale.