Non è più tempo per raccontare la favola della transizione elettrica “green e gentile”. A Gruenheide, nel cuore del Brandeburgo, la Gigafactory di Tesla non è una fabbrica, è una trincea. Elon Musk, l’uomo che vuole colonizzare Marte ma non sopporta un delegato sindacale nel raggio di un chilometro, si è schiantato contro il muro del modello industriale tedesco.
In Germania, i diritti sindacali sono scolpiti nella roccia, ma per Tesla sembrano solo un fastidioso bug del sistema da correggere a colpi di licenziamenti e condizioni di lavoro che definire precarie è un complimento.

Dall’apertura nel 2022, i diecimila dipendenti della Gigafactory vivono in un paradosso poco divertente. Produrre il futuro della mobilità con metodi che puzzano di Ottocento. Il pilastro della democrazia aziendale tedesca, il Betriebsrat (il consiglio aziendale), per la dirigenza di Tesla è diventato un’ossessione, un nemico da abbattere.
Le ultime elezioni del consiglio di fabbrica sono state un delirio di tensioni. Da una parte l’IG Metall, il sindacato dei metalmeccanici che non ha nessuna intenzione di farsi spiegare il mestiere da un miliardario libertario. Dall’altra, una galassia di liste civetta, decisamente più accomodanti verso il management, nate con l’unico scopo di scardinare la maggioranza sindacale del 39% conquistata nel 2024.
L’aria che si respira fuori dai cancelli è pesante. Possiamo trovare “tre Tesla” diverse: c’è chi si gode lo stipendio e i benefit stando zitto; chi racconta di colleghi puniti brutalmente per una pausa di troppo; e c’è chi denuncia discriminazioni che in un’azienda moderna non dovrebbero nemmeno essere sussurrate. Nel mezzo, il solito show di Musk: minacce neanche troppo velate di bloccare gli investimenti se l’IG Metall dovesse prendere il comando.

Gli fa eco il direttore del sito Andre Thierig, secondo cui i contratti collettivi stanno uccidendo l’industria tedesca. Una bestemmia in un Paese dove la codeterminazione tra operai e management è un valore costituzionale. Il governo, però, intanto, osserva, balbetta diplomazia e spera che il giocattolo non si rompa, mentre Jan Otto dell’IG Metall ricorda a Musk che in Germania le regole del gioco non le decide lui.
